E adesso che farà Lotito? (News dal mondo Lazio)
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Re: E adesso che farà Lotito? (News dal mondo Lazio)
Non ho MAI seguito tutti questi pallari del web ed ho sempre ragionato con la mia testa;ora tutto questo caos che si è creato da stamattina a Roma è derivato sia dalla spasmodica voglia di cambiare del Tifoso sia da alcune notizie pervenute da varie fonti(non Greco)che gravitano per la città che hanno dato tutte la stessa notizia.
Può essere come scrivono in molti che sia una grande cazzata oppure che si avveri il sogno di ogni Tifoso basta solo aspettare gli eventi e le notizie ufficiali inutile fare ipotesi e dare giudizi sono solo chiacchere che alimentano solo la pubblicità di chi sul web ha speculato e continua a speculare sulla pelle del Tifoso della Lazio.
n.b. Molto fastidiosi i post ironici che prendono per il culo chi ha speranza che cambi la proprietà sono Laziali come noi abbiate rispetto e fatela finita che sono davvero molto sgradevoli.
Può essere come scrivono in molti che sia una grande cazzata oppure che si avveri il sogno di ogni Tifoso basta solo aspettare gli eventi e le notizie ufficiali inutile fare ipotesi e dare giudizi sono solo chiacchere che alimentano solo la pubblicità di chi sul web ha speculato e continua a speculare sulla pelle del Tifoso della Lazio.
n.b. Molto fastidiosi i post ironici che prendono per il culo chi ha speranza che cambi la proprietà sono Laziali come noi abbiate rispetto e fatela finita che sono davvero molto sgradevoli.
SOLO I VILI ED I MEDIOCRI CONOSCONO LA SCONFITTA NOI SIAMO GRANDI E RISORGEREMO.
S.S. LAZIO 1900
S.S. LAZIO 1900
- Domenico1900
- Località: italia
L'ellenico ha già buttato le colpe alle "sue fonti"
- maxipoppapump
- Località: GUIDONIA
Lotito scrive ai tifosi: «La Lazio prima di tutto. Torniamo a parlarci, anche io voglio vincere»
di Claudio Lotito
il messaggero
di Claudio Lotito
il messaggero
E sentirai un grido alzarsi da lontano, sguardo agguerrito e fiero, soldati dell'asfalto!
È una storia scolpita nel duro cemento: nessuna resa, nessun pentimento!
È una storia scolpita nel duro cemento: nessuna resa, nessun pentimento!
- Ale2512
- Località: Roma
Ricorda Pozzetto in “ricchi, ricchissimi…praticamente in mutande”.
"Per salvare quella CAZZO di storia di società di cui tutti vi vantate me so accollato 550 mioni de debiti"
“Stronzi di Riace” (cit.)
“Stronzi di Riace” (cit.)
- Germanico
- Località: Gaeta
Cari tifosi laziali,
desidero innanzitutto ringraziare il Direttore e il giornale che ospitano queste righe, perché offrire spazio a una riflessione ampia, in un momento delicato, significa contribuire a un confronto più completo, più leale e più utile alla Lazio. Scrivo direttamente a voi. A chi vive la Lazio ogni giorno. A chi la segue allo stadio, in televisione, in trasferta, nei Lazio Club, nelle famiglie, nei quartieri, nei ricordi e nelle speranze. Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi critica, a chi pretende, a chi si arrabbia. Scrivo anche a chi oggi è distante, deluso, amareggiato. Non lo faccio per alimentare polemiche. Non lo faccio per chiedere indulgenza. Non lo faccio per dire che va tutto bene, perché non sarebbe vero e non sarebbe rispettoso della vostra intelligenza. Lo faccio perché sento il dovere, da Presidente della S.S. Lazio, di rimettere in fila alcuni fatti, alcune responsabilità e alcune prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: una fase di dialogo, di ascolto, di rispetto reciproco. La Lazio non è un’azienda qualunque. È storia, appartenenza, identità, sentimento. È una comunità popolare, profonda, orgogliosa. È una parte della vita di centinaia di migliaia di persone. Proprio per questo il confronto è legittimo. La critica è legittima. La contestazione fa parte della storia del calcio e della libertà dei tifosi. Ma il confronto deve restare dentro una cornice di rispetto, di verità e di responsabilità.
IL CALCIO MODERNO
Si può non essere d’accordo con una scelta tecnica, con una strategia societaria, con una comunicazione, con una stagione sportiva. Si può criticare il Presidente, la società, il mercato, il rapporto con la tifoseria. Ma ridurre oltre vent’anni di lavoro, sacrifici, responsabilità personali, risultati ottenuti e battaglie istituzionali a una caricatura significa non leggere fino in fondo cosa sia diventato oggi il calcio moderno. Il calcio di oggi è un sistema sempre più complesso, sempre più spregiudicato, a volte privo di una visione autentica. Un sistema nel quale i fatturati vengono raccontati come trofei, mentre dietro quei numeri si nascondono spesso indebitamenti enormi, operazioni finanziarie aggressive, fondi che entrano nel mercato non per custodire identità, territori e passioni, ma per speculare sul valore di un brand e sul consenso emotivo di una comunità. Ho sempre pensato che la Lazio dovesse restare padrona del proprio destino. Questa è stata, è e resterà una linea fondamentale. La Lazio deve competere, deve crescere, deve ambire alla vittoria. Ma deve farlo senza perdere dignità, autonomia, equilibrio e futuro. Il primo dovere di chi amministra un club non è inseguire l’applauso di un giorno. È garantire che quella società resti solida, libera e rispettata anche domani. So bene che questo principio, a volte, può apparire duro. So bene che il tifoso vuole vincere, vuole sognare, vuole vedere la propria squadra sempre più forte. È giusto che sia così. Anche io voglio una Lazio più forte. Anche io voglio una Lazio competitiva. Anche io voglio una Lazio capace di vincere. Ma la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per darle un futuro. In questi anni ho sempre messo la faccia. Nelle scelte facili e in quelle difficili. Nei momenti positivi e in quelli complicati. Ho combattuto nelle istituzioni sportive e politiche non soltanto per la Lazio, ma per difendere il sistema calcio nel suo complesso. Perché un calcio senza sostenibilità, senza regole, senza equilibrio, senza rispetto per i tifosi è un calcio destinato a perdere se stesso. Questo non significa non aver commesso errori. Chi decide può sbagliare. Chi governa una società importante come la Lazio sa di essere esposto, giudicato, contestato. Io non mi sottraggo. Ma chiedo che il giudizio tenga conto dell’intero quadro, non soltanto della parte più emotiva o più conveniente del racconto. E dentro questo quadro c’è un tema che voglio affrontare con chiarezza: il rapporto con i tifosi deve migliorare radicalmente. Lo dico senza ambiguità. La Lazio deve trovare forme nuove, serie e responsabili di ascolto, dialogo e coinvolgimento della propria gente. Esistono regole, vincoli stringenti, responsabilità giuridiche e istituzionali che spesso limitano il dialogo diretto e creano, in alcuni momenti, una barriera quasi invalicabile. Ma una barriera, se esiste, va affrontata. Non ignorata. Voglio dire anche una cosa personale. Può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da parole dure, offese e attacchi continui, io abbia risposto al telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare e che possono essere stati percepiti come distanza o chiusura. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità. Ma voglio essere chiaro: non c’è mai stata, né ci sarà mai, una mancanza di rispetto verso i tifosi della Lazio. Il rispetto per chi ama questi colori viene prima di tutto. Ogni tifoso che mette tempo, risparmi, chilometri, passione, sacrifici personali e familiari per seguire la Lazio merita non soltanto rispetto, ma gratitudine. Perché senza questo amore quotidiano, senza questa appartenenza profonda, nessun club avrebbe davvero un’anima. E io, che ho l’onore e la responsabilità di rappresentare la Lazio, non posso e non voglio dimenticarlo.
LA STRADA CONCRETA
Per questo l’idea di chiamare tutti i Lazio Club, avviare un percorso di riconoscimento ufficiale e collegarlo all’adesione al codice etico della società è sul tavolo. Non come operazione di immagine. Non come progetto astratto. Ma come possibile strada concreta per ricostruire un rapporto ordinato, trasparente e rispettoso tra la società e il suo popolo. Una mediazione va trovata. Ma deve essere una mediazione vera, non strumentalizzata. Non può diventare una guerra tra vinti e vincitori, tra la società e la tifoseria, tra la ragione istituzionale e la passione popolare. La Lazio è una sola. E nessuno, se ama davvero questi colori, può avere interesse a spaccarla. La società deve ascoltare di più e meglio. Questo è vero. Ma anche il confronto deve uscire dalla logica del sospetto permanente. Quando ogni gesto viene letto come provocazione, quando ogni scelta viene interpretata come chiusura, quando ogni parola diventa terreno di scontro, alla fine a perdere non è una parte: perde la Lazio. Mentre una parte del racconto pubblico si ferma alla polemica quotidiana, la Lazio sta costruendo un percorso che guarda più lontano. La nascita e lo sviluppo di una vera media company biancoceleste non sono operazioni di facciata. Sono strumenti moderni per parlare al mondo, valorizzare il marchio Lazio, dialogare con mercati nuovi e portare la nostra identità oltre i confini tradizionali. I numeri dimostrano che una parte importante del traffico arriva dall’estero. Questo significa che la Lazio non è chiusa dentro una dimensione locale, ma può parlare una lingua globale senza rinunciare alla propria anima storica, popolare e italiana. Questo passaggio è fondamentale anche perché il mondo dei diritti audiovisivi sta vivendo una rivoluzione profonda. Piattaforme, abitudini di consumo, distribuzione dei contenuti, rapporto diretto con le community, internazionalizzazione dei brand sportivi: tutto sta cambiando. Il calcio non può più pensare di vivere soltanto dentro schemi tradizionali. Deve essere vigile, deve capire dove sta andando il mercato, deve proteggere il valore del prodotto e deve pretendere che quel valore venga distribuito con criteri capaci di tutelare l’intero sistema e non soltanto pochi soggetti dominanti. Anche qui la Lazio non può restare immobile. Deve guardare avanti. Deve difendere il proprio peso, la propria storia, il proprio bacino di passione e la propria capacità di parlare a pubblici nuovi. La partita dei diritti TV e dei contenuti digitali sarà una delle grandi partite del futuro. Chi non se ne accorge oggi rischia di pagare domani un ritardo strategico enorme. Lo stesso vale per il lavoro commerciale. Gli accordi di sponsorizzazione innovativi, le interlocuzioni internazionali, il dialogo con realtà come il Nasdaq, l’attenzione di grandi operatori globali come Legends non nascono per caso. Nessun grande interlocutore internazionale si siede a un tavolo senza vedere serietà, prospettiva, credibilità e visione. Non sono medaglie da esibire. Sono segnali di un percorso. Sono la dimostrazione che la Lazio può e deve crescere anche fuori dal campo, rafforzando il proprio valore, la propria reputazione e la propria capacità di stare nei mercati globali senza perdere identità.
LE INFRASTRUTTURE
Un capitolo decisivo riguarda poi le infrastrutture. Una società che vuole costruire futuro non può limitarsi alla gestione del presente. Il progetto Flaminio è stato valutato e inserito nella cornice dei progetti strategici legati agli stadi per Euro 2032: un passaggio non scontato, che conferma la concretezza di un dossier complesso, tecnico, urbanistico e istituzionale. Non siamo davanti a una suggestione comunicativa, ma a un percorso reale, che riguarda la Lazio e riguarda Roma. Il Flaminio rappresenta una sfida ambiziosa: riqualificare un impianto storico, modernizzare l’esperienza sportiva, creare valore per il club e restituire centralità a un pezzo importante della città. È uno di quei temi sui quali il confronto dovrebbe uscire dalla polemica quotidiana e misurarsi con i fatti, con i tempi delle istituzioni, con la complessità delle procedure e con la responsabilità di chi prova a trasformare un’idea in un progetto. A questo si aggiunge il lavoro sull’Academy, destinato a rendere il Training Center di Formello una struttura sempre più completa e innovativa. Non soltanto un centro di allenamento, ma un polo integrato per la crescita della prima squadra, della Lazio Women, della Primavera e del settore giovanile. All’interno di questo percorso sono previsti anche spazi dedicati alla formazione, allo studio e, nel rispetto delle diverse sensibilità, al raccoglimento e al culto. È un aspetto importante, perché il calcio ha una responsabilità che non si esaurisce nel campo. Formare un ragazzo significa accompagnarlo nella crescita tecnica, ma anche nella costruzione della persona. Non tutti diventeranno campioni, non tutti saranno professionisti, ma tutti un giorno saranno uomini e donne inseriti nella società. Anche questa è visione: costruire luoghi, strumenti e competenze attraverso cui il futuro della Lazio possa nascere, formarsi e diventare patrimonio stabile del club. Perché un’Academy moderna non deve preparare soltanto calciatori migliori, ma persone più consapevoli, più responsabili e più pronte alla vita. C’è poi il lavoro quotidiano della direzione sportiva e del direttore Angelo Fabiani, che sta affrontando una fase delicata di ristrutturazione, valorizzazione e consolidamento della rosa. Il player trading, nel calcio moderno, non può essere considerato una parola proibita. E soprattutto non può essere confuso con una rinuncia all’ambizione. È, al contrario, uno strumento necessario per una società che vuole crescere, creare valore, difendere il proprio patrimonio tecnico e restare competitiva dentro un mercato sempre più complesso. Valorizzare calciatori, saper scegliere il momento giusto per intervenire, cogliere opportunità in entrata e in uscita, costruire relazioni solide e riconosciute nel mercato internazionale: tutto questo fa parte di una società che vuole stare dentro il calcio contemporaneo senza subirlo. Ma il punto deve essere chiaro: ogni operazione, ogni scelta, ogni valutazione tecnica ed economica deve avere un’unica finalità, quella di rendere la Lazio più forte, più solida, più competitiva. Sempre con l’obiettivo della vittoria.
L’OBIETTIVO
Perché la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per darle un futuro. E poi c’è il lavoro silenzioso, spesso lontano dai riflettori, della divisione sociale della S.S. Lazio. Un lavoro che ogni anno tiene alto il prestigioso titolo di Ente Morale, riconosciuto alla Lazio il 2 giugno 1921. Quel titolo non è un fregio da esibire nelle ricorrenze. È un obbligo morale. È una responsabilità quotidiana verso la città di Roma, verso il territorio, verso chi vive difficoltà, solitudine, fragilità. Grazie all’impegno della dottoressa Cristina Mezzaroma, la divisione sociale ha assunto ulteriore centralità, sensibilità e forza. Non parlo di un’attività accessoria, né di iniziative collaterali. Parlo di una responsabilità che appartiene alla storia stessa della Lazio e alla sua natura di Ente Morale. La Lazio ha il dovere di promuovere, sostenere e portare ogni giorno nella città progetti sociali, iniziative educative, campagne di sensibilizzazione. Lo fa attraverso attività dedicate ai ragazzi e alle famiglie in difficoltà, attraverso momenti di riflessione con eccellenze della società civile, attraverso iniziative contro il cyberbullismo, contro la violenza sulle donne e contro ogni forma di violenza di genere. Lo fa cercando di usare la forza comunicativa del calcio per arrivare dove spesso altri linguaggi non riescono ad arrivare. Anche questo è calcio: usare la cassa di risonanza del calcio per comunicare messaggi sociali, per seminare consapevolezza, per far germogliare valori nel futuro dei nostri ragazzi. Il calcio non è solo business. Non è solo mercato. Non è solo classifica. È anche responsabilità, comunità, educazione, esempio. Sono fatti che meritano di essere rimessi in fila con lealtà, senza enfasi e senza propaganda. Perché criticare è legittimo, ma giudicare una società significa guardare l’intero quadro: campo, sostenibilità, direzione sportiva, relazioni internazionali, diritti, media, sociale e infrastrutture. Solo così il confronto diventa utile alla Lazio, ai suoi tifosi e alla città. La Lazio non può vivere di slogan. Non può essere trascinata dentro una narrazione in cui tutto ciò che viene fatto è sbagliato per definizione e tutto ciò che viene promesso da altri è automaticamente migliore. La Lazio ha bisogno di critica, sì. Ma di critica leale. Ha bisogno di passione, non di distruzione. Ha bisogno di tifosi esigenti, non di una guerra permanente che rischia di indebolire proprio ciò che si dice di voler difendere. Non vi chiedo di essere sempre d’accordo con me. Non sarebbe giusto e non sarebbe nemmeno possibile. Vi chiedo però di ragionare insieme: di distinguere la critica dalla delegittimazione, la passione dalla distruzione, il dissenso dalla frattura insanabile. I ruoli sono diversi e devono restare tali. La società ha il dovere di decidere, programmare e assumersi responsabilità. I tifosi hanno il diritto di amare, giudicare, chiedere, pretendere. Ma entrambi, società e tifosi, hanno un interesse superiore: difendere la Lazio.
LA SFIDA VERA
Difendere la Lazio, oggi, non significa negare i problemi. Significa difendere un principio: la Lazio deve restare padrona del proprio destino. Deve crescere senza perdere la propria identità. Deve competere senza consegnarsi a modelli finanziari pericolosi. Deve aprirsi al mondo senza diventare merce. Deve ascoltare i suoi tifosi senza essere ostaggio della strumentalizzazione. Questa è la sfida vera. È difficile, scomoda, a volte impopolare. Ma è l’unica sfida seria per chi vuole bene alla Lazio non soltanto oggi, ma anche domani. La Lazio non è ferma. La Lazio sta lavorando. La Lazio sta costruendo. E lo sta facendo dentro un calcio che cambia velocemente, dove servono nervi saldi, visione internazionale, senso istituzionale e capacità di resistere alle sirene di chi promette tutto e subito senza spiegare chi pagherà il conto. Io questo conto non l’ho mai voluto scaricare sulla Lazio. Ho sempre cercato di governarlo secondo un principio di responsabilità. Posso aver commesso errori, ma non ho mai trattato la Lazio come un bene qualsiasi. Non l’ho mai considerata merce. Non l’ho mai pensata come qualcosa da utilizzare e poi lasciare al proprio destino. Con rispetto per tutti voi, per la vostra passione e per la storia che rappresentate, credo sia arrivato il momento di aprire una fase nuova: più dialogo, più ascolto, più responsabilità reciproca. Senza strumentalizzazioni. Senza rese dei conti. Senza dividere la Lazio tra buoni e cattivi. La Lazio non appartiene a una polemica. Appartiene alla sua storia, ai suoi tifosi e al futuro che tutti abbiamo il dovere di difendere.
desidero innanzitutto ringraziare il Direttore e il giornale che ospitano queste righe, perché offrire spazio a una riflessione ampia, in un momento delicato, significa contribuire a un confronto più completo, più leale e più utile alla Lazio. Scrivo direttamente a voi. A chi vive la Lazio ogni giorno. A chi la segue allo stadio, in televisione, in trasferta, nei Lazio Club, nelle famiglie, nei quartieri, nei ricordi e nelle speranze. Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi critica, a chi pretende, a chi si arrabbia. Scrivo anche a chi oggi è distante, deluso, amareggiato. Non lo faccio per alimentare polemiche. Non lo faccio per chiedere indulgenza. Non lo faccio per dire che va tutto bene, perché non sarebbe vero e non sarebbe rispettoso della vostra intelligenza. Lo faccio perché sento il dovere, da Presidente della S.S. Lazio, di rimettere in fila alcuni fatti, alcune responsabilità e alcune prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: una fase di dialogo, di ascolto, di rispetto reciproco. La Lazio non è un’azienda qualunque. È storia, appartenenza, identità, sentimento. È una comunità popolare, profonda, orgogliosa. È una parte della vita di centinaia di migliaia di persone. Proprio per questo il confronto è legittimo. La critica è legittima. La contestazione fa parte della storia del calcio e della libertà dei tifosi. Ma il confronto deve restare dentro una cornice di rispetto, di verità e di responsabilità.
IL CALCIO MODERNO
Si può non essere d’accordo con una scelta tecnica, con una strategia societaria, con una comunicazione, con una stagione sportiva. Si può criticare il Presidente, la società, il mercato, il rapporto con la tifoseria. Ma ridurre oltre vent’anni di lavoro, sacrifici, responsabilità personali, risultati ottenuti e battaglie istituzionali a una caricatura significa non leggere fino in fondo cosa sia diventato oggi il calcio moderno. Il calcio di oggi è un sistema sempre più complesso, sempre più spregiudicato, a volte privo di una visione autentica. Un sistema nel quale i fatturati vengono raccontati come trofei, mentre dietro quei numeri si nascondono spesso indebitamenti enormi, operazioni finanziarie aggressive, fondi che entrano nel mercato non per custodire identità, territori e passioni, ma per speculare sul valore di un brand e sul consenso emotivo di una comunità. Ho sempre pensato che la Lazio dovesse restare padrona del proprio destino. Questa è stata, è e resterà una linea fondamentale. La Lazio deve competere, deve crescere, deve ambire alla vittoria. Ma deve farlo senza perdere dignità, autonomia, equilibrio e futuro. Il primo dovere di chi amministra un club non è inseguire l’applauso di un giorno. È garantire che quella società resti solida, libera e rispettata anche domani. So bene che questo principio, a volte, può apparire duro. So bene che il tifoso vuole vincere, vuole sognare, vuole vedere la propria squadra sempre più forte. È giusto che sia così. Anche io voglio una Lazio più forte. Anche io voglio una Lazio competitiva. Anche io voglio una Lazio capace di vincere. Ma la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per darle un futuro. In questi anni ho sempre messo la faccia. Nelle scelte facili e in quelle difficili. Nei momenti positivi e in quelli complicati. Ho combattuto nelle istituzioni sportive e politiche non soltanto per la Lazio, ma per difendere il sistema calcio nel suo complesso. Perché un calcio senza sostenibilità, senza regole, senza equilibrio, senza rispetto per i tifosi è un calcio destinato a perdere se stesso. Questo non significa non aver commesso errori. Chi decide può sbagliare. Chi governa una società importante come la Lazio sa di essere esposto, giudicato, contestato. Io non mi sottraggo. Ma chiedo che il giudizio tenga conto dell’intero quadro, non soltanto della parte più emotiva o più conveniente del racconto. E dentro questo quadro c’è un tema che voglio affrontare con chiarezza: il rapporto con i tifosi deve migliorare radicalmente. Lo dico senza ambiguità. La Lazio deve trovare forme nuove, serie e responsabili di ascolto, dialogo e coinvolgimento della propria gente. Esistono regole, vincoli stringenti, responsabilità giuridiche e istituzionali che spesso limitano il dialogo diretto e creano, in alcuni momenti, una barriera quasi invalicabile. Ma una barriera, se esiste, va affrontata. Non ignorata. Voglio dire anche una cosa personale. Può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da parole dure, offese e attacchi continui, io abbia risposto al telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare e che possono essere stati percepiti come distanza o chiusura. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità. Ma voglio essere chiaro: non c’è mai stata, né ci sarà mai, una mancanza di rispetto verso i tifosi della Lazio. Il rispetto per chi ama questi colori viene prima di tutto. Ogni tifoso che mette tempo, risparmi, chilometri, passione, sacrifici personali e familiari per seguire la Lazio merita non soltanto rispetto, ma gratitudine. Perché senza questo amore quotidiano, senza questa appartenenza profonda, nessun club avrebbe davvero un’anima. E io, che ho l’onore e la responsabilità di rappresentare la Lazio, non posso e non voglio dimenticarlo.
LA STRADA CONCRETA
Per questo l’idea di chiamare tutti i Lazio Club, avviare un percorso di riconoscimento ufficiale e collegarlo all’adesione al codice etico della società è sul tavolo. Non come operazione di immagine. Non come progetto astratto. Ma come possibile strada concreta per ricostruire un rapporto ordinato, trasparente e rispettoso tra la società e il suo popolo. Una mediazione va trovata. Ma deve essere una mediazione vera, non strumentalizzata. Non può diventare una guerra tra vinti e vincitori, tra la società e la tifoseria, tra la ragione istituzionale e la passione popolare. La Lazio è una sola. E nessuno, se ama davvero questi colori, può avere interesse a spaccarla. La società deve ascoltare di più e meglio. Questo è vero. Ma anche il confronto deve uscire dalla logica del sospetto permanente. Quando ogni gesto viene letto come provocazione, quando ogni scelta viene interpretata come chiusura, quando ogni parola diventa terreno di scontro, alla fine a perdere non è una parte: perde la Lazio. Mentre una parte del racconto pubblico si ferma alla polemica quotidiana, la Lazio sta costruendo un percorso che guarda più lontano. La nascita e lo sviluppo di una vera media company biancoceleste non sono operazioni di facciata. Sono strumenti moderni per parlare al mondo, valorizzare il marchio Lazio, dialogare con mercati nuovi e portare la nostra identità oltre i confini tradizionali. I numeri dimostrano che una parte importante del traffico arriva dall’estero. Questo significa che la Lazio non è chiusa dentro una dimensione locale, ma può parlare una lingua globale senza rinunciare alla propria anima storica, popolare e italiana. Questo passaggio è fondamentale anche perché il mondo dei diritti audiovisivi sta vivendo una rivoluzione profonda. Piattaforme, abitudini di consumo, distribuzione dei contenuti, rapporto diretto con le community, internazionalizzazione dei brand sportivi: tutto sta cambiando. Il calcio non può più pensare di vivere soltanto dentro schemi tradizionali. Deve essere vigile, deve capire dove sta andando il mercato, deve proteggere il valore del prodotto e deve pretendere che quel valore venga distribuito con criteri capaci di tutelare l’intero sistema e non soltanto pochi soggetti dominanti. Anche qui la Lazio non può restare immobile. Deve guardare avanti. Deve difendere il proprio peso, la propria storia, il proprio bacino di passione e la propria capacità di parlare a pubblici nuovi. La partita dei diritti TV e dei contenuti digitali sarà una delle grandi partite del futuro. Chi non se ne accorge oggi rischia di pagare domani un ritardo strategico enorme. Lo stesso vale per il lavoro commerciale. Gli accordi di sponsorizzazione innovativi, le interlocuzioni internazionali, il dialogo con realtà come il Nasdaq, l’attenzione di grandi operatori globali come Legends non nascono per caso. Nessun grande interlocutore internazionale si siede a un tavolo senza vedere serietà, prospettiva, credibilità e visione. Non sono medaglie da esibire. Sono segnali di un percorso. Sono la dimostrazione che la Lazio può e deve crescere anche fuori dal campo, rafforzando il proprio valore, la propria reputazione e la propria capacità di stare nei mercati globali senza perdere identità.
LE INFRASTRUTTURE
Un capitolo decisivo riguarda poi le infrastrutture. Una società che vuole costruire futuro non può limitarsi alla gestione del presente. Il progetto Flaminio è stato valutato e inserito nella cornice dei progetti strategici legati agli stadi per Euro 2032: un passaggio non scontato, che conferma la concretezza di un dossier complesso, tecnico, urbanistico e istituzionale. Non siamo davanti a una suggestione comunicativa, ma a un percorso reale, che riguarda la Lazio e riguarda Roma. Il Flaminio rappresenta una sfida ambiziosa: riqualificare un impianto storico, modernizzare l’esperienza sportiva, creare valore per il club e restituire centralità a un pezzo importante della città. È uno di quei temi sui quali il confronto dovrebbe uscire dalla polemica quotidiana e misurarsi con i fatti, con i tempi delle istituzioni, con la complessità delle procedure e con la responsabilità di chi prova a trasformare un’idea in un progetto. A questo si aggiunge il lavoro sull’Academy, destinato a rendere il Training Center di Formello una struttura sempre più completa e innovativa. Non soltanto un centro di allenamento, ma un polo integrato per la crescita della prima squadra, della Lazio Women, della Primavera e del settore giovanile. All’interno di questo percorso sono previsti anche spazi dedicati alla formazione, allo studio e, nel rispetto delle diverse sensibilità, al raccoglimento e al culto. È un aspetto importante, perché il calcio ha una responsabilità che non si esaurisce nel campo. Formare un ragazzo significa accompagnarlo nella crescita tecnica, ma anche nella costruzione della persona. Non tutti diventeranno campioni, non tutti saranno professionisti, ma tutti un giorno saranno uomini e donne inseriti nella società. Anche questa è visione: costruire luoghi, strumenti e competenze attraverso cui il futuro della Lazio possa nascere, formarsi e diventare patrimonio stabile del club. Perché un’Academy moderna non deve preparare soltanto calciatori migliori, ma persone più consapevoli, più responsabili e più pronte alla vita. C’è poi il lavoro quotidiano della direzione sportiva e del direttore Angelo Fabiani, che sta affrontando una fase delicata di ristrutturazione, valorizzazione e consolidamento della rosa. Il player trading, nel calcio moderno, non può essere considerato una parola proibita. E soprattutto non può essere confuso con una rinuncia all’ambizione. È, al contrario, uno strumento necessario per una società che vuole crescere, creare valore, difendere il proprio patrimonio tecnico e restare competitiva dentro un mercato sempre più complesso. Valorizzare calciatori, saper scegliere il momento giusto per intervenire, cogliere opportunità in entrata e in uscita, costruire relazioni solide e riconosciute nel mercato internazionale: tutto questo fa parte di una società che vuole stare dentro il calcio contemporaneo senza subirlo. Ma il punto deve essere chiaro: ogni operazione, ogni scelta, ogni valutazione tecnica ed economica deve avere un’unica finalità, quella di rendere la Lazio più forte, più solida, più competitiva. Sempre con l’obiettivo della vittoria.
L’OBIETTIVO
Perché la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per darle un futuro. E poi c’è il lavoro silenzioso, spesso lontano dai riflettori, della divisione sociale della S.S. Lazio. Un lavoro che ogni anno tiene alto il prestigioso titolo di Ente Morale, riconosciuto alla Lazio il 2 giugno 1921. Quel titolo non è un fregio da esibire nelle ricorrenze. È un obbligo morale. È una responsabilità quotidiana verso la città di Roma, verso il territorio, verso chi vive difficoltà, solitudine, fragilità. Grazie all’impegno della dottoressa Cristina Mezzaroma, la divisione sociale ha assunto ulteriore centralità, sensibilità e forza. Non parlo di un’attività accessoria, né di iniziative collaterali. Parlo di una responsabilità che appartiene alla storia stessa della Lazio e alla sua natura di Ente Morale. La Lazio ha il dovere di promuovere, sostenere e portare ogni giorno nella città progetti sociali, iniziative educative, campagne di sensibilizzazione. Lo fa attraverso attività dedicate ai ragazzi e alle famiglie in difficoltà, attraverso momenti di riflessione con eccellenze della società civile, attraverso iniziative contro il cyberbullismo, contro la violenza sulle donne e contro ogni forma di violenza di genere. Lo fa cercando di usare la forza comunicativa del calcio per arrivare dove spesso altri linguaggi non riescono ad arrivare. Anche questo è calcio: usare la cassa di risonanza del calcio per comunicare messaggi sociali, per seminare consapevolezza, per far germogliare valori nel futuro dei nostri ragazzi. Il calcio non è solo business. Non è solo mercato. Non è solo classifica. È anche responsabilità, comunità, educazione, esempio. Sono fatti che meritano di essere rimessi in fila con lealtà, senza enfasi e senza propaganda. Perché criticare è legittimo, ma giudicare una società significa guardare l’intero quadro: campo, sostenibilità, direzione sportiva, relazioni internazionali, diritti, media, sociale e infrastrutture. Solo così il confronto diventa utile alla Lazio, ai suoi tifosi e alla città. La Lazio non può vivere di slogan. Non può essere trascinata dentro una narrazione in cui tutto ciò che viene fatto è sbagliato per definizione e tutto ciò che viene promesso da altri è automaticamente migliore. La Lazio ha bisogno di critica, sì. Ma di critica leale. Ha bisogno di passione, non di distruzione. Ha bisogno di tifosi esigenti, non di una guerra permanente che rischia di indebolire proprio ciò che si dice di voler difendere. Non vi chiedo di essere sempre d’accordo con me. Non sarebbe giusto e non sarebbe nemmeno possibile. Vi chiedo però di ragionare insieme: di distinguere la critica dalla delegittimazione, la passione dalla distruzione, il dissenso dalla frattura insanabile. I ruoli sono diversi e devono restare tali. La società ha il dovere di decidere, programmare e assumersi responsabilità. I tifosi hanno il diritto di amare, giudicare, chiedere, pretendere. Ma entrambi, società e tifosi, hanno un interesse superiore: difendere la Lazio.
LA SFIDA VERA
Difendere la Lazio, oggi, non significa negare i problemi. Significa difendere un principio: la Lazio deve restare padrona del proprio destino. Deve crescere senza perdere la propria identità. Deve competere senza consegnarsi a modelli finanziari pericolosi. Deve aprirsi al mondo senza diventare merce. Deve ascoltare i suoi tifosi senza essere ostaggio della strumentalizzazione. Questa è la sfida vera. È difficile, scomoda, a volte impopolare. Ma è l’unica sfida seria per chi vuole bene alla Lazio non soltanto oggi, ma anche domani. La Lazio non è ferma. La Lazio sta lavorando. La Lazio sta costruendo. E lo sta facendo dentro un calcio che cambia velocemente, dove servono nervi saldi, visione internazionale, senso istituzionale e capacità di resistere alle sirene di chi promette tutto e subito senza spiegare chi pagherà il conto. Io questo conto non l’ho mai voluto scaricare sulla Lazio. Ho sempre cercato di governarlo secondo un principio di responsabilità. Posso aver commesso errori, ma non ho mai trattato la Lazio come un bene qualsiasi. Non l’ho mai considerata merce. Non l’ho mai pensata come qualcosa da utilizzare e poi lasciare al proprio destino. Con rispetto per tutti voi, per la vostra passione e per la storia che rappresentate, credo sia arrivato il momento di aprire una fase nuova: più dialogo, più ascolto, più responsabilità reciproca. Senza strumentalizzazioni. Senza rese dei conti. Senza dividere la Lazio tra buoni e cattivi. La Lazio non appartiene a una polemica. Appartiene alla sua storia, ai suoi tifosi e al futuro che tutti abbiamo il dovere di difendere.
- Germanico
- Località: Gaeta
Io dopo sto comunicato ignobile (che riafferma semplicemente con la penna di qualcun'altro quello che ha sempre ripetuto) penso solo una cosa:
vietato arretrare di un solo centimetro rispetto a quanto fatto finora dai tifosi
vietato arretrare di un solo centimetro rispetto a quanto fatto finora dai tifosi
- scommodo
- Località: Roma
Credo che questa lettera sia datata qualche giorno fà ed ovviamente fatta scrivere da qualche suo lacchè di fiducia;mi sbaglierò ma nei tempi mi sembra datata.
Entrando nei dettagli nulla di nuovo nello scritto il citare i Lazio Club fà capire quali Tifosi voglia avere;nulla contro di loro che hanno fatto la Storia ma lui li intende come gruppi a cui se dai 6 ingressi gratis li addomestichi e questo è allucinante...
Entrando nei dettagli nulla di nuovo nello scritto il citare i Lazio Club fà capire quali Tifosi voglia avere;nulla contro di loro che hanno fatto la Storia ma lui li intende come gruppi a cui se dai 6 ingressi gratis li addomestichi e questo è allucinante...
SOLO I VILI ED I MEDIOCRI CONOSCONO LA SCONFITTA NOI SIAMO GRANDI E RISORGEREMO.
S.S. LAZIO 1900
S.S. LAZIO 1900
- blau-weiss
- Località: Polonia
Lotito. E il comunicato è paro paro quello che ho detto, tende la mano ai tifosi ma non ammette di aver fatto danni. Lo conosciamo da 22 anni, non capisco chi si fa ancora illusioni.Jimmy ha scritto: ↑10/06/2026, 18:34Ma chi ?blau-weiss ha scritto: ↑10/06/2026, 18:10Prevedo il solito comunicato di scuse tipo ripartiamo insieme, la moralità, la famiglia... in cui fra le righe ribadisce che chiede scusa ma comunque ha ragione lui.
Ultima modifica di blau-weiss il 11/06/2026, 0:30, modificato 1 volta in totale.
- maxipoppapump
- Località: GUIDONIA
cmq greco sta rispondendo a chi dice che è non è vero che lui si sta "giocando" molto.
Non ritratta nulla
Non ritratta nulla
E sentirai un grido alzarsi da lontano, sguardo agguerrito e fiero, soldati dell'asfalto!
È una storia scolpita nel duro cemento: nessuna resa, nessun pentimento!
È una storia scolpita nel duro cemento: nessuna resa, nessun pentimento!
- Casaldepazzi
- Località: Roma
Riassunto della lettera de sto cojone?
mi diverto solo se…
Ente morale, academy, Flaminio, nasdaq, chiesa a formello, player trading co fabiani, Lazio per il sociale con la mezzaroma. Poi ammette che a volte POTREBBE aver sbagliato i toni, e conferma pure che le telefonate registrate erano vere, altro che ia. Chiede un dialogo costruttivo e dice che la Lazio sta facendo un percorso di consolidamento volto ad una crescita futura.
In pratica le stesse solite cazzate. Non c' è un numero, un dato, un obiettivo, un'idea nuova.
Per la verità non c' è nemmeno una smentita delle voci uscite ieri, ma semplicemente perché la lettera è stata scritta prima, credo. La smentita la farà oggi.
Aspettiamo la fine del mercato responsabile.
- Casaldepazzi
- Località: Roma
Ok quindi nessuna idea su come uscire da questa crisi economica, gli servono i soldi dei tifosi per vivacchiare ancora… come pensavo.Stock ha scritto: ↑11/06/2026, 7:00Ente morale, academy, Flaminio, nasdaq, chiesa a formello, player trading co fabiani, Lazio per il sociale con la mezzaroma. Poi ammette che a volte POTREBBE aver sbagliato i toni, e conferma pure che le telefonate registrate erano vere, altro che ia. Chiede un dialogo costruttivo e dice che la Lazio sta facendo un percorso di consolidamento volto ad una crescita futura.
In pratica le stesse solite cazzate. Non c' è un numero, un dato, un obiettivo, un'idea nuova.
Per la verità non c' è nemmeno una smentita delle voci uscite ieri, ma semplicemente perché la lettera è stata scritta prima, credo. La smentita la farà oggi.
Attendiamo la smentita.
mi diverto solo se…
Mejo er finto Artani
Che la lettera de lotito
Che la lettera de lotito
- Fiorini
- Località: Roma
Ancora... Non ha azzeccato una previsione in vita sua ma c'è ancora chi pende dalle sue labbramaxipoppapump ha scritto: ↑11/06/2026, 0:25cmq greco sta rispondendo a chi dice che è non è vero che lui si sta "giocando" molto.
Non ritratta nulla
Er guaio più grosso è chi c’è ancora cheFiorini ha scritto: ↑11/06/2026, 7:47Ancora... Non ha azzeccato una previsione in vita sua ma c'è ancora chi pende dalle sue labbramaxipoppapump ha scritto: ↑11/06/2026, 0:25cmq greco sta rispondendo a chi dice che è non è vero che lui si sta "giocando" molto.
Non ritratta nulla
Paga per sentirlo e leggere il canale privato .
- Aquilareale3
- Località: Roma
purtroppo sono 22 anni che Greco ci prova...se fosse uomo fortunato prima o poi anche per culo ci azzeccherebbe, ma temo sia sfigato....e tra poche ore ci ritroveremo il solito comunicato nel quale si dirà che le notizie in circolazione sono "destituire di ogni fondamento"......manco il tempo di sognare che è arrivata una lettera ammazza sogni.
D'altra parte far circolare ad arte i nomi di imprenditori da sogno è forse un ennesimo tentativo di prevenire ogni forma di ricucitura con l'attuale soggetto che ci governa...immaginate chi ha sognato Altani anche per 1 ora se si mette a leggere la lettera di lotito.
D'altra parte far circolare ad arte i nomi di imprenditori da sogno è forse un ennesimo tentativo di prevenire ogni forma di ricucitura con l'attuale soggetto che ci governa...immaginate chi ha sognato Altani anche per 1 ora se si mette a leggere la lettera di lotito.
Ultima modifica di Aquilareale3 il 11/06/2026, 8:11, modificato 1 volta in totale.
- Aquilareale3
- Località: Roma
sempre così ha risposto anche in passato. Io poi non capisco perchè ha la smania di anticipare notizie, come se per lui arrivare per primo contasse più del fatto stesso ....ma statte zitto e aspetta nche se pensi di sapere qualcosa.maxipoppapump ha scritto: ↑11/06/2026, 0:25cmq greco sta rispondendo a chi dice che è non è vero che lui si sta "giocando" molto.
Non ritratta nulla
- Aquilareale3
- Località: Roma
Germanico ha scritto: ↑10/06/2026, 23:44Cari tifosi laziali,
desidero innanzitutto ringraziare il Direttore e il giornale che ospitano queste righe, perché offrire spazio a una riflessione ampia, in un momento delicato, significa contribuire a un confronto più completo, più leale e più utile alla Lazio. Scrivo direttamente a voi. A chi vive la Lazio ogni giorno. A chi la segue allo stadio, in televisione, in trasferta, nei Lazio Club, nelle famiglie, nei quartieri, nei ricordi e nelle speranze. Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi critica, a chi pretende, a chi si arrabbia. Scrivo anche a chi oggi è distante, deluso, amareggiato. Non lo faccio per alimentare polemiche. Non lo faccio per chiedere indulgenza. Non lo faccio per dire che va tutto bene, perché non sarebbe vero e non sarebbe rispettoso della vostra intelligenza. Lo faccio perché sento il dovere, da Presidente della S.S. Lazio, di rimettere in fila alcuni fatti, alcune responsabilità e alcune prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: una fase di dialogo, di ascolto, di rispetto reciproco. La Lazio non è un’azienda qualunque. È storia, appartenenza, identità, sentimento. È una comunità popolare, profonda, orgogliosa. È una parte della vita di centinaia di migliaia di persone. Proprio per questo il confronto è legittimo. La critica è legittima. La contestazione fa parte della storia del calcio e della libertà dei tifosi. Ma il confronto deve restare dentro una cornice di rispetto, di verità e di responsabilità.
IL CALCIO MODERNO
Si può non essere d’accordo con una scelta tecnica, con una strategia societaria, con una comunicazione, con una stagione sportiva. Si può criticare il Presidente, la società, il mercato, il rapporto con la tifoseria. Ma ridurre oltre vent’anni di lavoro, sacrifici, responsabilità personali, risultati ottenuti e battaglie istituzionali a una caricatura significa non leggere fino in fondo cosa sia diventato oggi il calcio moderno. Il calcio di oggi è un sistema sempre più complesso, sempre più spregiudicato, a volte privo di una visione autentica. Un sistema nel quale i fatturati vengono raccontati come trofei, mentre dietro quei numeri si nascondono spesso indebitamenti enormi, operazioni finanziarie aggressive, fondi che entrano nel mercato non per custodire identità, territori e passioni, ma per speculare sul valore di un brand e sul consenso emotivo di una comunità. Ho sempre pensato che la Lazio dovesse restare padrona del proprio destino. Questa è stata, è e resterà una linea fondamentale. La Lazio deve competere, deve crescere, deve ambire alla vittoria. Ma deve farlo senza perdere dignità, autonomia, equilibrio e futuro. Il primo dovere di chi amministra un club non è inseguire l’applauso di un giorno. È garantire che quella società resti solida, libera e rispettata anche domani. So bene che questo principio, a volte, può apparire duro. So bene che il tifoso vuole vincere, vuole sognare, vuole vedere la propria squadra sempre più forte. È giusto che sia così. Anche io voglio una Lazio più forte. Anche io voglio una Lazio competitiva. Anche io voglio una Lazio capace di vincere. Ma la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per darle un futuro. In questi anni ho sempre messo la faccia. Nelle scelte facili e in quelle difficili. Nei momenti positivi e in quelli complicati. Ho combattuto nelle istituzioni sportive e politiche non soltanto per la Lazio, ma per difendere il sistema calcio nel suo complesso. Perché un calcio senza sostenibilità, senza regole, senza equilibrio, senza rispetto per i tifosi è un calcio destinato a perdere se stesso. Questo non significa non aver commesso errori. Chi decide può sbagliare. Chi governa una società importante come la Lazio sa di essere esposto, giudicato, contestato. Io non mi sottraggo. Ma chiedo che il giudizio tenga conto dell’intero quadro, non soltanto della parte più emotiva o più conveniente del racconto. E dentro questo quadro c’è un tema che voglio affrontare con chiarezza: il rapporto con i tifosi deve migliorare radicalmente. Lo dico senza ambiguità. La Lazio deve trovare forme nuove, serie e responsabili di ascolto, dialogo e coinvolgimento della propria gente. Esistono regole, vincoli stringenti, responsabilità giuridiche e istituzionali che spesso limitano il dialogo diretto e creano, in alcuni momenti, una barriera quasi invalicabile. Ma una barriera, se esiste, va affrontata. Non ignorata. Voglio dire anche una cosa personale. Può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da parole dure, offese e attacchi continui, io abbia risposto al telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare e che possono essere stati percepiti come distanza o chiusura. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità. Ma voglio essere chiaro: non c’è mai stata, né ci sarà mai, una mancanza di rispetto verso i tifosi della Lazio. Il rispetto per chi ama questi colori viene prima di tutto. Ogni tifoso che mette tempo, risparmi, chilometri, passione, sacrifici personali e familiari per seguire la Lazio merita non soltanto rispetto, ma gratitudine. Perché senza questo amore quotidiano, senza questa appartenenza profonda, nessun club avrebbe davvero un’anima. E io, che ho l’onore e la responsabilità di rappresentare la Lazio, non posso e non voglio dimenticarlo.
LA STRADA CONCRETA
Per questo l’idea di chiamare tutti i Lazio Club, avviare un percorso di riconoscimento ufficiale e collegarlo all’adesione al codice etico della società è sul tavolo. Non come operazione di immagine. Non come progetto astratto. Ma come possibile strada concreta per ricostruire un rapporto ordinato, trasparente e rispettoso tra la società e il suo popolo. Una mediazione va trovata. Ma deve essere una mediazione vera, non strumentalizzata. Non può diventare una guerra tra vinti e vincitori, tra la società e la tifoseria, tra la ragione istituzionale e la passione popolare. La Lazio è una sola. E nessuno, se ama davvero questi colori, può avere interesse a spaccarla. La società deve ascoltare di più e meglio. Questo è vero. Ma anche il confronto deve uscire dalla logica del sospetto permanente. Quando ogni gesto viene letto come provocazione, quando ogni scelta viene interpretata come chiusura, quando ogni parola diventa terreno di scontro, alla fine a perdere non è una parte: perde la Lazio. Mentre una parte del racconto pubblico si ferma alla polemica quotidiana, la Lazio sta costruendo un percorso che guarda più lontano. La nascita e lo sviluppo di una vera media company biancoceleste non sono operazioni di facciata. Sono strumenti moderni per parlare al mondo, valorizzare il marchio Lazio, dialogare con mercati nuovi e portare la nostra identità oltre i confini tradizionali. I numeri dimostrano che una parte importante del traffico arriva dall’estero. Questo significa che la Lazio non è chiusa dentro una dimensione locale, ma può parlare una lingua globale senza rinunciare alla propria anima storica, popolare e italiana. Questo passaggio è fondamentale anche perché il mondo dei diritti audiovisivi sta vivendo una rivoluzione profonda. Piattaforme, abitudini di consumo, distribuzione dei contenuti, rapporto diretto con le community, internazionalizzazione dei brand sportivi: tutto sta cambiando. Il calcio non può più pensare di vivere soltanto dentro schemi tradizionali. Deve essere vigile, deve capire dove sta andando il mercato, deve proteggere il valore del prodotto e deve pretendere che quel valore venga distribuito con criteri capaci di tutelare l’intero sistema e non soltanto pochi soggetti dominanti. Anche qui la Lazio non può restare immobile. Deve guardare avanti. Deve difendere il proprio peso, la propria storia, il proprio bacino di passione e la propria capacità di parlare a pubblici nuovi. La partita dei diritti TV e dei contenuti digitali sarà una delle grandi partite del futuro. Chi non se ne accorge oggi rischia di pagare domani un ritardo strategico enorme. Lo stesso vale per il lavoro commerciale. Gli accordi di sponsorizzazione innovativi, le interlocuzioni internazionali, il dialogo con realtà come il Nasdaq, l’attenzione di grandi operatori globali come Legends non nascono per caso. Nessun grande interlocutore internazionale si siede a un tavolo senza vedere serietà, prospettiva, credibilità e visione. Non sono medaglie da esibire. Sono segnali di un percorso. Sono la dimostrazione che la Lazio può e deve crescere anche fuori dal campo, rafforzando il proprio valore, la propria reputazione e la propria capacità di stare nei mercati globali senza perdere identità.
LE INFRASTRUTTURE
Un capitolo decisivo riguarda poi le infrastrutture. Una società che vuole costruire futuro non può limitarsi alla gestione del presente. Il progetto Flaminio è stato valutato e inserito nella cornice dei progetti strategici legati agli stadi per Euro 2032: un passaggio non scontato, che conferma la concretezza di un dossier complesso, tecnico, urbanistico e istituzionale. Non siamo davanti a una suggestione comunicativa, ma a un percorso reale, che riguarda la Lazio e riguarda Roma. Il Flaminio rappresenta una sfida ambiziosa: riqualificare un impianto storico, modernizzare l’esperienza sportiva, creare valore per il club e restituire centralità a un pezzo importante della città. È uno di quei temi sui quali il confronto dovrebbe uscire dalla polemica quotidiana e misurarsi con i fatti, con i tempi delle istituzioni, con la complessità delle procedure e con la responsabilità di chi prova a trasformare un’idea in un progetto. A questo si aggiunge il lavoro sull’Academy, destinato a rendere il Training Center di Formello una struttura sempre più completa e innovativa. Non soltanto un centro di allenamento, ma un polo integrato per la crescita della prima squadra, della Lazio Women, della Primavera e del settore giovanile. All’interno di questo percorso sono previsti anche spazi dedicati alla formazione, allo studio e, nel rispetto delle diverse sensibilità, al raccoglimento e al culto. È un aspetto importante, perché il calcio ha una responsabilità che non si esaurisce nel campo. Formare un ragazzo significa accompagnarlo nella crescita tecnica, ma anche nella costruzione della persona. Non tutti diventeranno campioni, non tutti saranno professionisti, ma tutti un giorno saranno uomini e donne inseriti nella società. Anche questa è visione: costruire luoghi, strumenti e competenze attraverso cui il futuro della Lazio possa nascere, formarsi e diventare patrimonio stabile del club. Perché un’Academy moderna non deve preparare soltanto calciatori migliori, ma persone più consapevoli, più responsabili e più pronte alla vita. C’è poi il lavoro quotidiano della direzione sportiva e del direttore Angelo Fabiani, che sta affrontando una fase delicata di ristrutturazione, valorizzazione e consolidamento della rosa. Il player trading, nel calcio moderno, non può essere considerato una parola proibita. E soprattutto non può essere confuso con una rinuncia all’ambizione. È, al contrario, uno strumento necessario per una società che vuole crescere, creare valore, difendere il proprio patrimonio tecnico e restare competitiva dentro un mercato sempre più complesso. Valorizzare calciatori, saper scegliere il momento giusto per intervenire, cogliere opportunità in entrata e in uscita, costruire relazioni solide e riconosciute nel mercato internazionale: tutto questo fa parte di una società che vuole stare dentro il calcio contemporaneo senza subirlo. Ma il punto deve essere chiaro: ogni operazione, ogni scelta, ogni valutazione tecnica ed economica deve avere un’unica finalità, quella di rendere la Lazio più forte, più solida, più competitiva. Sempre con l’obiettivo della vittoria.
L’OBIETTIVO
Perché la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per darle un futuro. E poi c’è il lavoro silenzioso, spesso lontano dai riflettori, della divisione sociale della S.S. Lazio. Un lavoro che ogni anno tiene alto il prestigioso titolo di Ente Morale, riconosciuto alla Lazio il 2 giugno 1921. Quel titolo non è un fregio da esibire nelle ricorrenze. È un obbligo morale. È una responsabilità quotidiana verso la città di Roma, verso il territorio, verso chi vive difficoltà, solitudine, fragilità. Grazie all’impegno della dottoressa Cristina Mezzaroma, la divisione sociale ha assunto ulteriore centralità, sensibilità e forza. Non parlo di un’attività accessoria, né di iniziative collaterali. Parlo di una responsabilità che appartiene alla storia stessa della Lazio e alla sua natura di Ente Morale. La Lazio ha il dovere di promuovere, sostenere e portare ogni giorno nella città progetti sociali, iniziative educative, campagne di sensibilizzazione. Lo fa attraverso attività dedicate ai ragazzi e alle famiglie in difficoltà, attraverso momenti di riflessione con eccellenze della società civile, attraverso iniziative contro il cyberbullismo, contro la violenza sulle donne e contro ogni forma di violenza di genere. Lo fa cercando di usare la forza comunicativa del calcio per arrivare dove spesso altri linguaggi non riescono ad arrivare. Anche questo è calcio: usare la cassa di risonanza del calcio per comunicare messaggi sociali, per seminare consapevolezza, per far germogliare valori nel futuro dei nostri ragazzi. Il calcio non è solo business. Non è solo mercato. Non è solo classifica. È anche responsabilità, comunità, educazione, esempio. Sono fatti che meritano di essere rimessi in fila con lealtà, senza enfasi e senza propaganda. Perché criticare è legittimo, ma giudicare una società significa guardare l’intero quadro: campo, sostenibilità, direzione sportiva, relazioni internazionali, diritti, media, sociale e infrastrutture. Solo così il confronto diventa utile alla Lazio, ai suoi tifosi e alla città. La Lazio non può vivere di slogan. Non può essere trascinata dentro una narrazione in cui tutto ciò che viene fatto è sbagliato per definizione e tutto ciò che viene promesso da altri è automaticamente migliore. La Lazio ha bisogno di critica, sì. Ma di critica leale. Ha bisogno di passione, non di distruzione. Ha bisogno di tifosi esigenti, non di una guerra permanente che rischia di indebolire proprio ciò che si dice di voler difendere. Non vi chiedo di essere sempre d’accordo con me. Non sarebbe giusto e non sarebbe nemmeno possibile. Vi chiedo però di ragionare insieme: di distinguere la critica dalla delegittimazione, la passione dalla distruzione, il dissenso dalla frattura insanabile. I ruoli sono diversi e devono restare tali. La società ha il dovere di decidere, programmare e assumersi responsabilità. I tifosi hanno il diritto di amare, giudicare, chiedere, pretendere. Ma entrambi, società e tifosi, hanno un interesse superiore: difendere la Lazio.
LA SFIDA VERA
Difendere la Lazio, oggi, non significa negare i problemi. Significa difendere un principio: la Lazio deve restare padrona del proprio destino. Deve crescere senza perdere la propria identità. Deve competere senza consegnarsi a modelli finanziari pericolosi. Deve aprirsi al mondo senza diventare merce. Deve ascoltare i suoi tifosi senza essere ostaggio della strumentalizzazione. Questa è la sfida vera. È difficile, scomoda, a volte impopolare. Ma è l’unica sfida seria per chi vuole bene alla Lazio non soltanto oggi, ma anche domani. La Lazio non è ferma. La Lazio sta lavorando. La Lazio sta costruendo. E lo sta facendo dentro un calcio che cambia velocemente, dove servono nervi saldi, visione internazionale, senso istituzionale e capacità di resistere alle sirene di chi promette tutto e subito senza spiegare chi pagherà il conto. Io questo conto non l’ho mai voluto scaricare sulla Lazio. Ho sempre cercato di governarlo secondo un principio di responsabilità. Posso aver commesso errori, ma non ho mai trattato la Lazio come un bene qualsiasi. Non l’ho mai considerata merce. Non l’ho mai pensata come qualcosa da utilizzare e poi lasciare al proprio destino. Con rispetto per tutti voi, per la vostra passione e per la storia che rappresentate, credo sia arrivato il momento di aprire una fase nuova: più dialogo, più ascolto, più responsabilità reciproca. Senza strumentalizzazioni. Senza rese dei conti. Senza dividere la Lazio tra buoni e cattivi. La Lazio non appartiene a una polemica. Appartiene alla sua storia, ai suoi tifosi e al futuro che tutti abbiamo il dovere di difendere.
Chat GPT nuovo presidente della SS lazio...ma vattene.
- Il Sigaro
- Località: Roma
Era meglio se non scriveva.
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
scrivesse pe i lazio club cinesi
- stig
- Località: italia
Ma non aveva venduto al.piu ricco del pianeta? Tacci vostra!
- maxipoppapump
- Località: GUIDONIA
In relazione alle notizie e alle ricostruzioni diffuse nelle ultime ore da alcuni organi di informazione e canali social riguardanti una presunta cessione della S.S. Lazio, la Società smentisce categoricamente quanto riportato.
Non esiste alcuna trattativa in corso finalizzata alla vendita della Società, né sono stati sottoscritti accordi, intese o impegni di qualsiasi natura aventi ad oggetto il trasferimento, totale o parziale, della proprietà del Club.
La proprietà non ha conferito alcun mandato per la cessione della Società né ha avviato interlocuzioni finalizzate a operazioni di vendita.
Le informazioni relative a presunti nuovi proprietari, investitori italiani o stranieri, fondi di investimento, modifiche dell’assetto proprietario o accordi collegati al progetto Stadio Flaminio risultano del tutto prive di fondamento.
La Società invita tifosi, azionisti, investitori e operatori dell’informazione a fare riferimento esclusivamente alle comunicazioni ufficiali diffuse attraverso i canali istituzionali della S.S. Lazio.
La diffusione reiterata di notizie prive di riscontro riguardanti la governance, l’assetto proprietario e le strategie societarie della Società rischia di generare disinformazione, alterare la corretta percezione del mercato e influenzare l’andamento del titolo.
Per tali ragioni, la S.S. Lazio, in qualità di società quotata, ha provveduto a trasmettere apposita segnalazione alle Autorità competenti affinché possano essere svolte le opportune verifiche in merito alla diffusione di informazioni non supportate da elementi oggettivi e ai possibili effetti sul regolare funzionamento del mercato.
La Società continuerà a operare con la trasparenza, la responsabilità e il rispetto delle regole che hanno sempre contraddistinto la propria attività, riservandosi ogni opportuna iniziativa a tutela della Società, dei propri azionisti e della comunità biancoceleste.
S.S. LAZIO S.p.A.
Non esiste alcuna trattativa in corso finalizzata alla vendita della Società, né sono stati sottoscritti accordi, intese o impegni di qualsiasi natura aventi ad oggetto il trasferimento, totale o parziale, della proprietà del Club.
La proprietà non ha conferito alcun mandato per la cessione della Società né ha avviato interlocuzioni finalizzate a operazioni di vendita.
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La Società invita tifosi, azionisti, investitori e operatori dell’informazione a fare riferimento esclusivamente alle comunicazioni ufficiali diffuse attraverso i canali istituzionali della S.S. Lazio.
La diffusione reiterata di notizie prive di riscontro riguardanti la governance, l’assetto proprietario e le strategie societarie della Società rischia di generare disinformazione, alterare la corretta percezione del mercato e influenzare l’andamento del titolo.
Per tali ragioni, la S.S. Lazio, in qualità di società quotata, ha provveduto a trasmettere apposita segnalazione alle Autorità competenti affinché possano essere svolte le opportune verifiche in merito alla diffusione di informazioni non supportate da elementi oggettivi e ai possibili effetti sul regolare funzionamento del mercato.
La Società continuerà a operare con la trasparenza, la responsabilità e il rispetto delle regole che hanno sempre contraddistinto la propria attività, riservandosi ogni opportuna iniziativa a tutela della Società, dei propri azionisti e della comunità biancoceleste.
S.S. LAZIO S.p.A.
E sentirai un grido alzarsi da lontano, sguardo agguerrito e fiero, soldati dell'asfalto!
È una storia scolpita nel duro cemento: nessuna resa, nessun pentimento!
È una storia scolpita nel duro cemento: nessuna resa, nessun pentimento!
È stato bello finché è durato 
Aspettiamo la fine del mercato responsabile.
- maxipoppapump
- Località: GUIDONIA
apertura +13 in borsa, se non è vero credo che sta volta passerà brutti momenti
E sentirai un grido alzarsi da lontano, sguardo agguerrito e fiero, soldati dell'asfalto!
È una storia scolpita nel duro cemento: nessuna resa, nessun pentimento!
È una storia scolpita nel duro cemento: nessuna resa, nessun pentimento!
- Nicomcm
- Località: Roma
Un amico del migliore amico di mio cugino lavora al porto di Civitavecchia, dice che sono 2 giorni che una grossa barca a vela gira li davanti.
Per 9.99€ vi dico cosa c e scritto sulla fiancata della barca.
Per 9.99€ vi dico cosa c e scritto sulla fiancata della barca.
I COLORI DEI NOSTRI PADRI, I COLORI DEI NOSTRI FIGLI
Lo sai dicono che l'amor per te mi fa teppista, farò in modo che la faccia mia non sia più vista, andrò dove il mio cuor mi porterà senza paura, farò quel che potrò per la mia Lazio!
Lo sai dicono che l'amor per te mi fa teppista, farò in modo che la faccia mia non sia più vista, andrò dove il mio cuor mi porterà senza paura, farò quel che potrò per la mia Lazio!
Comunque sta sempre a minaccià denunce, ma stavolta dovrebbe andare fino in fondo davvero. Sono mesi che escono cazzate, il titolo in borsa sale e presumibilmente qualcuno ci mangia forte. A meno che il rialzo non sia dovuto alla letterina... Ma insomma...maxipoppapump ha scritto: ↑11/06/2026, 9:07apertura +13 in borsa, se non è vero credo che sta volta passerà brutti momenti
Aspettiamo la fine del mercato responsabile.
- Liberacidalmale
- Località: Roma
Che senso c'ha fare uscire la lettera e poi fare uno dei suoi comunicati che non vende.
Incattivire ancora di più le persone?
Incattivire ancora di più le persone?
- sferequadrate
- Località: Roma
La "lettera" di lotito è la solita litania di cose senza contenuto. Faccia un aumento di capitale e sblocchi il mercato, invece di ripetere le solite cazzate che propina da decenni.
Lotito facce Tarzan
Credo che per le regole della consob il comunicato lo debba fare per forza.Liberacidalmale ha scritto: ↑11/06/2026, 9:20Che senso c'ha fare uscire la lettera e poi fare uno dei suoi comunicati che non vende.
Incattivire ancora di più le persone?
La letterina invece è il suo solito sproloquio, solo che fatto per iscritto invece che davanti a un microfono.
Aspettiamo la fine del mercato responsabile.
- Casaldepazzi
- Località: Roma
più che altro me so perso qualcosa in questi 22 anni.... Ma quando mai ci siamo parlati?
Torniamo a parlarci cit.
Torniamo a parlarci cit.
mi diverto solo se…
- Brujita
- Località: XX
Il titolo guadagna +8% con un valore degli scambi pari a 140mila euro...Stock ha scritto:Comunque sta sempre a minaccià denunce, ma stavolta dovrebbe andare fino in fondo davvero. Sono mesi che escono cazzate, il titolo in borsa sale e presumibilmente qualcuno ci mangia forte. A meno che il rialzo non sia dovuto alla letterina... Ma insomma...maxipoppapump ha scritto: ↑11/06/2026, 9:07apertura +13 in borsa, se non è vero credo che sta volta passerà brutti momenti
Non credo ci sia altro da aggiungere
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- Casaldepazzi
- Località: Roma
per chi non lavora in borsa?Brujita ha scritto: ↑11/06/2026, 9:29Il titolo guadagna +8% con un valore degli scambi pari a 140mila euro...Stock ha scritto:Comunque sta sempre a minaccià denunce, ma stavolta dovrebbe andare fino in fondo davvero. Sono mesi che escono cazzate, il titolo in borsa sale e presumibilmente qualcuno ci mangia forte. A meno che il rialzo non sia dovuto alla letterina... Ma insomma...maxipoppapump ha scritto: ↑11/06/2026, 9:07apertura +13 in borsa, se non è vero credo che sta volta passerà brutti momenti
Non credo ci sia altro da aggiungere
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mi diverto solo se…
- Brujita
- Località: XX
Su mercato ci sono poche azioni, quindi basta un cifra molto bassa per far segnare rialzi percentuali importanti.Casaldepazzi ha scritto:per chi non lavora in borsa?Brujita ha scritto: ↑11/06/2026, 9:29Il titolo guadagna +8% con un valore degli scambi pari a 140mila euro...Stock ha scritto:Comunque sta sempre a minaccià denunce, ma stavolta dovrebbe andare fino in fondo davvero. Sono mesi che escono cazzate, il titolo in borsa sale e presumibilmente qualcuno ci mangia forte. A meno che il rialzo non sia dovuto alla letterina... Ma insomma...maxipoppapump ha scritto: ↑11/06/2026, 9:07apertura +13 in borsa, se non è vero credo che sta volta passerà brutti momenti
Non credo ci sia altro da aggiungere
Inviato dal mio 2306EPN60G utilizzando Tapatalk
Mi sembra più probabile che qualcuno ci stia speculando piuttosto che sia lo sceicco a rastrellare azioni con gli spicci rimasti nelle tasche della tunica
Inviato dal mio 2306EPN60G utilizzando Tapatalk
- Casaldepazzi
- Località: Roma
- Cri72
- Località: Manziana
Quindi ricapitolando
Lotito vuole parlare coi tifosi.
Bertarelli sta al mare
Al thani a cena co pignataro e pagano metà per uno
Il titolo sale
Greco va ar gabbio
Ho omesso qualcosa?
Lotito vuole parlare coi tifosi.
Bertarelli sta al mare
Al thani a cena co pignataro e pagano metà per uno
Il titolo sale
Greco va ar gabbio
Ho omesso qualcosa?
In cima ar monno c'è
la Lazio mia
la Lazio mia
Quelli che hanno creduto a ‘sta stronzata mi fanno tenerezza quasi.
L’ellenico è una merda alla pari del gestore.
L’ellenico è una merda alla pari del gestore.
Enrichetto presidente della reggina
Aspettiamo la fine del mercato responsabile.
- Ale2512
- Località: Roma
Peggio, molto peggio.Daniele_1991 ha scritto: ↑11/06/2026, 9:54Quelli che hanno creduto a ‘sta stronzata mi fanno tenerezza quasi.
L’ellenico è una merda alla pari del gestore.
"Per salvare quella CAZZO di storia di società di cui tutti vi vantate me so accollato 550 mioni de debiti"
“Stronzi di Riace” (cit.)
“Stronzi di Riace” (cit.)
- giorgio1900
- Località: Bologna
certo che passare da al thani alla solita lettera sbobba di lotito è un bel modo di iniziare la giornata
- Casaldepazzi
- Località: Roma
aggiungerei anche... le chiamate non erano IA
mi diverto solo se…
- Germanico
- Località: Gaeta
Apertura in crescendo per il titolo della Lazio in Borsa. Dalle voci della giornata di ieri alla lettera di Lotito a cui si è aggiunto poi il comunicato del club: il momento del mondo biancoceleste si ripercuote sull’andamento del mercato azionario. All’apertura delle ore 09:00 di Piazza Affari, infatti, il titolo ha fatto registrare un +12.80 (raggiungendo la cifra di 1,85 euro per azione) che poi nei primi minuti ha subito diverse oscillazioni, prima scendendo all’8.84 e poi tornando a 10.67 prima di crollare e scendere alla quotazione attuale (ore 09.30) di -0,91%. Al momento il valore attestato è sceso di una azione è sceso quindi a 1,625 euro facendo registrare diverse oscillazioni nella prima mezz’ora di apertura della Borsa. Di seguito il link per seguire minuto per minuto l’andamento del titolo.
Mettetevi l'animo in pace, come dicevo un anno fa, un altro decennio di Lotito non ce lo toglie nessuno
Mettetevi l'animo in pace, come dicevo un anno fa, un altro decennio di Lotito non ce lo toglie nessuno
- Casaldepazzi
- Località: Roma
cazzari cit.Takkar ha scritto: ↑05/03/2026, 19:52Ah perché secondo te non avrebbe la faccia per farlo o per ripetere seduta stante tutto quel pistolotto???Daniele_1991 ha scritto: ↑05/03/2026, 19:49Scusa eh, ma grazie al cazzo.
Che doveva dire, che era una chiamata reale dopo tutto il delirio registrato?
mi diverto solo se…
- Nicomcm
- Località: Roma
Chi lo pjia ar culo ogni anno
I COLORI DEI NOSTRI PADRI, I COLORI DEI NOSTRI FIGLI
Lo sai dicono che l'amor per te mi fa teppista, farò in modo che la faccia mia non sia più vista, andrò dove il mio cuor mi porterà senza paura, farò quel che potrò per la mia Lazio!
Lo sai dicono che l'amor per te mi fa teppista, farò in modo che la faccia mia non sia più vista, andrò dove il mio cuor mi porterà senza paura, farò quel che potrò per la mia Lazio!
- scommodo
- Località: Roma
"ci sono squadre che sbandierano i fatturati come fossero trofei"giorgio1900 ha scritto:certo che passare da al thani alla solita lettera sbobba di lotito è un bel modo di iniziare la giornata
Che coraggio sto lurido per 20 anni ha parlato di scudetto del bilancio, ma c'è ancora qualcuno che je da retta, incredibile.
Sono da internare
La protesta da oggi deve essere ancora più feroce perché il colpo lo sta accusando, altrimenti non avrebbe messo LUI in giro sta storia di althani e Pignataro per togliersi dalle palle greco in concomitanza del comunicato che sembra proprio un ultima spiaggia, dove comunque non dice un cazzo di nuovo.
L'unica novità é che non ci insulta.
Verme schifoso
- Il Sigaro
- Località: Roma
Materialmente non l'ha scritta lui, ma formalmente è lui che si rivolge al popolo
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
- Casaldepazzi
- Località: Roma
si ma è quella merda romanista di floridi che li fa uscire perchè gli piace creare sempre più tensione
mi diverto solo se…
- Il Sigaro
- Località: Roma
In ogni caso è una roba stucchevole
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
- Jeunesse Dorée
- Località: Roma Nord
"Come possiamo umiliarli ancora più forte?"
"Sti stronzi....tutti se pensano che arriva Al Thani ahahahah, come li distruggo moralmente??"
"Mmmm fammi pensare....che ne dici di fare uscire una lettera sul Messaggero in cui gli dici che rimarrai a vita insieme a tuo figlio e Fabiani e che i sogni sono stupidaggini e che il ridimensionamento è l'unica via, ma......senti senti.....riconosceremo i Lazio Club??"
"GENIO!!!!!"
"Sti stronzi....tutti se pensano che arriva Al Thani ahahahah, come li distruggo moralmente??"
"Mmmm fammi pensare....che ne dici di fare uscire una lettera sul Messaggero in cui gli dici che rimarrai a vita insieme a tuo figlio e Fabiani e che i sogni sono stupidaggini e che il ridimensionamento è l'unica via, ma......senti senti.....riconosceremo i Lazio Club??"
"GENIO!!!!!"
C'eravamo, ci siamo, ci saremo...... eternamente degni!