Calciomercato Lazio

La casa della S.S. Lazio
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Massy73
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Re: Calciomercato Lazio

08/09/2025, 20:42

E se lo dice il portavoce non ufficiale col figlio in società dobbiamo crederci

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Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur
Takkar
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08/09/2025, 21:05

Anche Cragnotti fu contestato….
Il più grande presidente del centro sud da quando esiste il calcio.
Più che altro tutti i presidenti della Lazio sono stati contestati. Tutti.

Sarà mai che siamo un pochino rompicoglioni?
Noooooo
Quando la Lazio vince mi si rompe il modem ( : Blink : )
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Il Sigaro
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08/09/2025, 21:22

Basta essere tifosi.
Pure De Laurentiis è contestato dai tifosi dal napoli
Pure Berlusconi è stato contestato da quelli del Milan
Ci manca che non si possa contestare Lotito (non la Lazio, Lotito, è bene specificarlo)
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
Takkar
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08/09/2025, 21:30

Il Sigaro ha scritto:
08/09/2025, 21:22
Basta essere tifosi.
Pure De Laurentiis è contestato dai tifosi dal napoli
Pure Berlusconi è stato contestato da quelli del Milan
Ci manca che non si possa contestare Lotito (non la Lazio, Lotito, è bene specificarlo)
A me non interessa quello che fanno gli altri tifosi…

“Qualcuno” risponderebbe così.
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08/09/2025, 21:35


Takkar ha scritto:
Il Sigaro ha scritto:
08/09/2025, 21:22
Basta essere tifosi.
Pure De Laurentiis è contestato dai tifosi dal napoli
Pure Berlusconi è stato contestato da quelli del Milan
Ci manca che non si possa contestare Lotito (non la Lazio, Lotito, è bene specificarlo)
A me non interessa quello che fanno gli altri tifosi…

“Qualcuno” risponderebbe così.
Chi hai mai detto questo? Cit
Ps pensa il qi di chi contestava berlusconi


Nuncessecrede

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21 anni che prendere 5 all'anno... da aereoitalia,CHE è la sottomarca di ITA ... che non spostano niente a livello sportivo,sono il nulla cosmico (cit.)
Goosebump
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08/09/2025, 21:38

Massy73 ha scritto:
08/09/2025, 20:42
E se lo dice il portavoce non ufficiale col figlio in società dobbiamo crederci

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Stavo in macchina a senti' un po' di rogne romaniste in radio su mana mana poi pubblicità e cambio su Ilario Ilario invasato e incazzato di brutto su sta storia di insigne

s'era proprio stranito.

:-)
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08/09/2025, 21:43

Diceva che la lazio intrnde investire solo su giovani. Aveva un piano ben preciso anche per la primavera, ma bloccato poi dell'errore, dalla svista insomma.
Domenico1900
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08/09/2025, 23:09

Bar della Tevere ha scritto:
08/09/2025, 17:33
Il Sigaro ha scritto:
08/09/2025, 11:03
mimmo ha scritto:
08/09/2025, 9:08
quando la Lazio reietta trattava i giocatori più forti al mondo
E' stato solo un sogno
Ora siamo tornati alle solide realtà
sicuramente un unicum per la ns storia.

non me pare che oltre Cragnotti le ns proprietà passate hanno svettato per picchi di gloria...

fra gli assegni scoperti de Chimenti, case delle mogli date in garanzia citofonare Chinaglia, famiglie finite sul lastrico vedi Lenzini.. etc etc

la frase reietta fu infelice e rozza (indice del personaggio) per il contesto in cui fù fatta, ma era un amara verità storica!!
"Vietato sognare"
"Mica semo er real madrid"
"Compratevela voi"

A questo ci ha portato lotito. A ragionare così. Ce lo meritiamo a vita!
Domenico1900
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08/09/2025, 23:10

DAL WEB...

TORQUATO: Ritratto minimo di un laziale nato sconfitto.
Torquato è nato negli anni 40, in un paesino sperso del basso Lazio, dove il tempo sembrava misurarsi in stagioni di fieno e sussidi agricoli. Una di quelle contrade dove la televisione arrivò tardi, i libri mai, e dove l’istruzione si fermava alla terza elementare, perché “poi tanto si va nei campi”. La sua vita è stata un lungo inverno di bollette pagate in ritardo, promesse statali non mantenute e sogni lasciati a seccare nei fienili. Ma Torquato, nonostante tutto, ha sempre avuto fede in una cosa: la Lazio.
Ma attenzione: non è uno di quei tifosi da curva Nord in delirio o da slogan muscolari!
No, Torquato è un tifoso rassegnato, flebile, quasi decorativo.
È l’immagine vivente della speranza rimandata all’infinito, di quel tifo che non pretende, non alza la voce, non sogna in grande.
Al massimo, si augura un pareggio dignitoso, un settimo posto senza troppi infortuni, un derby perso con onore.
In lui si specchia la sua squadra: mai veramente affamata, mai veramente disperata.
La Lazio, per Torquato, è la metafora esatta della sua esistenza: sopravvive.
Non eccelle, non precipita, non brilla.
Naviga in un eterno limbo, come lui ha navigato tra lavoretti saltuari, impieghi comunali e pensioni minime.
Ogni tentativo di riscatto – una campagna acquisti un po’ più ambiziosa, un’illusione di coppa – si è risolto in un acquisto sbagliato, una delusione annunciata, un “sarà per l’anno prossimo” che dura da vent'anni.
Torquato ha imparato presto a non aspettarsi troppo dalla vita.
E così anche dalla sua squadra.
È cresciuto in un’Italia che prometteva miracoli economici ma regalava solo lavoretti a cottimo.
Ha vissuto il boom economico come spettatore, senza mai salire sul treno.
Come la Lazio: sempre lì, a guardare le grandi passare, applaudire i successi altrui, coltivare l’orgoglio dell’outsider. Con una gestione societaria che pare uscita da una commedia all’italiana anni ’70, con un presidente folkloristico, progetti incompiuti e allenatori di passaggio.
Torquato sa che la Lazio non vincerà mai. Ma la ama proprio per questo.
Perché nella sua inettitudine c’è qualcosa di profondamente umano, quasi tenero.
È la squadra che non mette pressione, che non ti tradisce perché non ti ha mai promesso nulla.
È la Lazio di Torquato, quella del “meglio di così non si può”, che non è un motto, ma una resa.
Torquato, del resto, ha sempre avuto paura di sognare.
Non per mancanza d’immaginazione, ma per istinto di sopravvivenza. È cresciuto sapendo che ogni illusione ha un costo, e lui non poteva permettersi nemmeno quello. Anche nei rari momenti di gloria – quelli della Lazio cragnottiana, delle figurine Panini che finalmente mostravano volti fieri, delle coppe che brillavano – lui gioiva con il freno a mano tirato.
Sorrisi brevi, misurati, come chi riceve un regalo sapendo già che gli verrà tolto. "Non dura", diceva. E infatti non durò.
È sempre stato così, Torquato: un uomo che ha imparato a calibrarsi sulla precarietà.
Anche da padre, e poi da nonno, ha mantenuto una linea educativa asciutta, realista, quasi stoica. Nessuna favola della buonanotte, solo verità dette sottovoce: “La vita è dura”, “Non si vince sempre”, “Meglio accontentarsi”. Ai suoi nipoti non prometteva la luna, ma semmai insegnava a distinguere le ombre. E quando regalava loro dieci euro – che per lui sono ancora “ventimila lire” nel lessico del cuore – aggiungeva sempre un ammonimento: “Non li sprecate in sciocchezze”. Come se anche la leggerezza dovesse guadagnarsi col sudore.
La sua economia domestica è sempre stata una coreografia millimetrica. Le mille lire contate sul tavolo come carte da gioco, le bollette separate per scadenza e importanza, i saldi attesi con l’ansia di una sentenza. Non c’erano margini, non c’era spazio per l’imprevisto. In trattoria – quando ci si andava, ogni morte di papa – Torquato non sceglieva cosa mangiare: sceglieva quanto spendere.
Il menu era un pretesto; il vero protagonista era la colonna dei prezzi, che osservava con la stessa attenzione con cui altri leggono le lettere d’amore.
Socialmente, ha sempre guardato dal basso in alto.
Non con rabbia, né con invidia, ma con la compostezza fatalista di chi sa che certi privilegi si ereditano, e nemmeno si conquistano – casomai si subiscono. Gli altri erano “quelli che possono”, lui “uno che si arrangia”. E si è arrangiato anche con la democrazia: ha sempre ringraziato come un miracolato quel politichetto democristiano che gli fece ottenere, dopo decenni di lavoro sottopagato, una pensione sociale. Come se fosse un dono personale, una grazia ricevuta, e non – com’era in realtà – un diritto elementare di cittadino. Ma Torquato non ha mai davvero creduto di avere dei diritti. Solo dei favori da elemosinare.
Questa fragilità psicologica – tenera, quasi poetica nella sua costanza – si rifletteva in tutto, anche nel suo tifo.
La Lazio, per lui, era la versione sportiva della vita: mai una certezza, sempre una speranza che scricchiola. Torquato si commuoveva per un pareggio contro il Milan più di quanto altri si commuovano per una finale vinta. Perché per lui il traguardo non era vincere: era non sprofondare. E in questo, la Lazio lo ha sempre capito. È stata come una moglie che conosce i tuoi limiti, non ti giudica e non ti sprona, ma ti accompagna, silenziosa, nella mediocrità condivisa.
Torquato ama Lotito. Non in modo euforico, non con la cieca passione del tifoso moderno che si perde nei proclami da social network. No, Torquato lo ama con la deferenza antica con cui si guarda un padrone di campagna: duro, spigoloso, scorbutico, ma che – in fondo – non ti lascia morire di fame. In Lotito, Torquato rivede il classico proprietario terriero che si aggira tra i filari con le mani dietro la schiena, impartisce ordini secchi, non ascolta nessuno, ma a fine anno ti consegna una cesta di frutta – magari un po’ ammaccata – e ti dice pure: “Vedi? Ti penso”.
Come se fosse un favore personale, e non il minimo sindacale per anni di fatica sotto il sole.
Torquato questo lo capisce. E anzi, lo apprezza. Perché per lui la gratitudine è più importante della giustizia. E se Lotito promette un futuro – anche solo a parole – allora è già qualcosa. È una continuità, una sicurezza, una minestra calda servita con modi bruschi ma regolari.
Torquato non cerca stelle: cerca abitudini. E Lotito, con la sua dialettica brusca e ripetitiva, i suoi giacconi troppo pesanti per la stagione, e quel tono da preside di istituto tecnico del 1972, gliele garantisce.
Lo ama, soprattutto, perché entrambi – lui e Lotito – guardano prima il costo, e poi, semmai, il valore delle cose. Sono uomini che, davanti a una bottiglia di vino, prima leggono l’etichetta del prezzo e poi, casomai, annusano il bouquet. Che se vedono un giocatore in vetrina a 10 milioni di euro, storcono il naso come davanti a un prosciutto fuori stagione: “Troppo caro, non vale la pena”.
Entrambi, in fondo, diffidano del superfluo.
Perché nella loro testa il superfluo è un lusso che può sempre trasformarsi in debito, e il debito è il preludio alla rovina.
E poi, diciamolo: Torquato ha paura dei cambiamenti. Non li ha mai capiti, non li ha mai desiderati. Ogni volta che una novità è arrivata nel suo paese – che fosse un supermercato, un sindaco progressista, o l’asfalto al posto dello sterrato – lui si è sentito disorientato. Le novità, per Torquato, non sono opportunità: sono minacce all’ordine faticosamente conquistato.
E se Lotito rappresenta qualcosa, è proprio la resistenza.
La permanenza. L’immutabilità rassicurante del “si fa come dico io”, che Torquato riconosce come musica dolce in un mondo che cambia troppo in fretta.
In fondo, Lotito è l’unico che non promette miracoli.
Promette sopravvivenza, decenza, un epico e glorioso pareggio a Milano in pieno maggio.
E per uno come Torquato, che ha fatto della mediocrità una forma di equilibrio interiore, è più che abbastanza.
Takkar
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08/09/2025, 23:55

C’ha torto aaaa lazialità!

Aaaaa mediocrità!

Ladro de sogni!

Sti discorsi non si facevano nemmeno con la Lazio sull’orlo del fallimento e della sparizione.

Ma fatela finita. A ridicoli!!!
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stig
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09/09/2025, 9:20

dopo 21 anni de lotito,stagnari e pure rompicolgioni ...

21 anni di figure demmemrda ai danni della SSLAZIO... e semo rompicoglioni
stig
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09/09/2025, 9:29

Domenico1900 ha scritto:
08/09/2025, 23:09
Bar della Tevere ha scritto:
08/09/2025, 17:33
Il Sigaro ha scritto:
08/09/2025, 11:03
mimmo ha scritto:
08/09/2025, 9:08
quando la Lazio reietta trattava i giocatori più forti al mondo
E' stato solo un sogno
Ora siamo tornati alle solide realtà
sicuramente un unicum per la ns storia.

non me pare che oltre Cragnotti le ns proprietà passate hanno svettato per picchi di gloria...

fra gli assegni scoperti de Chimenti, case delle mogli date in garanzia citofonare Chinaglia, famiglie finite sul lastrico vedi Lenzini.. etc etc

la frase reietta fu infelice e rozza (indice del personaggio) per il contesto in cui fù fatta, ma era un amara verità storica!!
"Vietato sognare"
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"Compratevela voi"

A questo ci ha portato lotito. A ragionare così. Ce lo meritiamo a vita!
manco in un forum de romanisti se legge sta roba
21 anni del peggio possibile e ancora " si vabbè.ma però"
imbarazzante
manco lotito scriverebbe certe cose
Takkar
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09/09/2025, 10:11

Ma fatti il biglietto per Reggio prima che finiscono PIAGNONE!
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Blevins
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09/09/2025, 10:26

Bar della Tevere ha scritto:
08/09/2025, 17:33
Il Sigaro ha scritto:
08/09/2025, 11:03
mimmo ha scritto:
08/09/2025, 9:08
quando la Lazio reietta trattava i giocatori più forti al mondo
E' stato solo un sogno
Ora siamo tornati alle solide realtà
sicuramente un unicum per la ns storia.

non me pare che oltre Cragnotti le ns proprietà passate hanno svettato per picchi di gloria...

fra gli assegni scoperti de Chimenti, case delle mogli date in garanzia citofonare Chinaglia, famiglie finite sul lastrico vedi Lenzini.. etc etc

la frase reietta fu infelice e rozza (indice del personaggio) per il contesto in cui fù fatta, ma era un amara verità storica!!
sicuramente la Lazio anni 80 è stata un incubo (anche anni 60 non brillantissimi)

ma la tendenza a inquadrare la dimensione della Lazio in un decennio sfigato (su più di 100 anni di storia) mi ha sempre lasciato perplesso e mi è sempre sembrata un po' tossica, masochista e ricattatoria
non siamo mai stati il real madrid e mai lo saremo temo, ma siamo la sesta società in Italia per numero di presenze in serie A, poco dietro la fiorentina che è pure fallita nel frattempo
e a parte le strisciate non vedo ste società che nel corso della loro storia abbiano brillato particolarmente, con proprietà solide e continuità di risultati

quindi definire la Lazio reietta è quanto di più lontano possa esserci dalla realtà, o dalla verità storica per citarti
è semplicemente passata attraverso periodi no come tutte (a parte le strisciate)
stig
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09/09/2025, 10:42

Takkar ha scritto:
09/09/2025, 10:11
Ma fatti il biglietto per Reggio prima che finiscono PIAGNONE!
datte na regolata .,te l'ho già scritto, ,ti prendi troppe confidenze...
non stai sul forum dei fedayn o su quello del lotito e family,o su quello di casa tua
porta rispetto,e stai al tuo posto
puoi argomentare ,e condividere, il tuo pensiero, senza insultare sempre tutto e tutti
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mimmo
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09/09/2025, 11:01

Blevins,
ma infatti non ho mai capito perché un unicum della nostra storia non siano calcolati gli anni '80 e i campionati da quasi retrocessione in C di quel decennio di merda.

no, l'unicum sono stati Lenzini e Cragnotti.

meglio vantarsi delle partite sui campi di pozzolana della serie B anziché la serata al Parco dei Principi
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09/09/2025, 11:04

Più che il passato a me interessano il presente e il futuro, dal punto di vista delle prospettive di risultati sportivi.
E mi sembra che ci siano dei cambiamenti in corso abbastanza evidenti, nel senso che mentre le strisciate bene o male resistono nelle loro posizioni di forza, anche se con maggiore difficoltà, si stanno affacciando realtà nuove che in passato potevano avere qualche exploit episodico ma che adesso sono più strutturate. C'è più competitività e è necessario adeguarsi al nuovo calcio per non rischiare di trovarsi troppe posizioni da scalare per poter puntare a qualche risultato di prestigio.
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
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09/09/2025, 11:05

Domenico1900 ha scritto:
08/09/2025, 23:10
DAL WEB...

TORQUATO: Ritratto minimo di un laziale nato sconfitto.
Torquato è nato negli anni 40, in un paesino sperso del basso Lazio, dove il tempo sembrava misurarsi in stagioni di fieno e sussidi agricoli. Una di quelle contrade dove la televisione arrivò tardi, i libri mai, e dove l’istruzione si fermava alla terza elementare, perché “poi tanto si va nei campi”. La sua vita è stata un lungo inverno di bollette pagate in ritardo, promesse statali non mantenute e sogni lasciati a seccare nei fienili. Ma Torquato, nonostante tutto, ha sempre avuto fede in una cosa: la Lazio.
Ma attenzione: non è uno di quei tifosi da curva Nord in delirio o da slogan muscolari!
No, Torquato è un tifoso rassegnato, flebile, quasi decorativo.
È l’immagine vivente della speranza rimandata all’infinito, di quel tifo che non pretende, non alza la voce, non sogna in grande.
Al massimo, si augura un pareggio dignitoso, un settimo posto senza troppi infortuni, un derby perso con onore.
In lui si specchia la sua squadra: mai veramente affamata, mai veramente disperata.
La Lazio, per Torquato, è la metafora esatta della sua esistenza: sopravvive.
Non eccelle, non precipita, non brilla.
Naviga in un eterno limbo, come lui ha navigato tra lavoretti saltuari, impieghi comunali e pensioni minime.
Ogni tentativo di riscatto – una campagna acquisti un po’ più ambiziosa, un’illusione di coppa – si è risolto in un acquisto sbagliato, una delusione annunciata, un “sarà per l’anno prossimo” che dura da vent'anni.
Torquato ha imparato presto a non aspettarsi troppo dalla vita.
E così anche dalla sua squadra.
È cresciuto in un’Italia che prometteva miracoli economici ma regalava solo lavoretti a cottimo.
Ha vissuto il boom economico come spettatore, senza mai salire sul treno.
Come la Lazio: sempre lì, a guardare le grandi passare, applaudire i successi altrui, coltivare l’orgoglio dell’outsider. Con una gestione societaria che pare uscita da una commedia all’italiana anni ’70, con un presidente folkloristico, progetti incompiuti e allenatori di passaggio.
Torquato sa che la Lazio non vincerà mai. Ma la ama proprio per questo.
Perché nella sua inettitudine c’è qualcosa di profondamente umano, quasi tenero.
È la squadra che non mette pressione, che non ti tradisce perché non ti ha mai promesso nulla.
È la Lazio di Torquato, quella del “meglio di così non si può”, che non è un motto, ma una resa.
Torquato, del resto, ha sempre avuto paura di sognare.
Non per mancanza d’immaginazione, ma per istinto di sopravvivenza. È cresciuto sapendo che ogni illusione ha un costo, e lui non poteva permettersi nemmeno quello. Anche nei rari momenti di gloria – quelli della Lazio cragnottiana, delle figurine Panini che finalmente mostravano volti fieri, delle coppe che brillavano – lui gioiva con il freno a mano tirato.
Sorrisi brevi, misurati, come chi riceve un regalo sapendo già che gli verrà tolto. "Non dura", diceva. E infatti non durò.
È sempre stato così, Torquato: un uomo che ha imparato a calibrarsi sulla precarietà.
Anche da padre, e poi da nonno, ha mantenuto una linea educativa asciutta, realista, quasi stoica. Nessuna favola della buonanotte, solo verità dette sottovoce: “La vita è dura”, “Non si vince sempre”, “Meglio accontentarsi”. Ai suoi nipoti non prometteva la luna, ma semmai insegnava a distinguere le ombre. E quando regalava loro dieci euro – che per lui sono ancora “ventimila lire” nel lessico del cuore – aggiungeva sempre un ammonimento: “Non li sprecate in sciocchezze”. Come se anche la leggerezza dovesse guadagnarsi col sudore.
La sua economia domestica è sempre stata una coreografia millimetrica. Le mille lire contate sul tavolo come carte da gioco, le bollette separate per scadenza e importanza, i saldi attesi con l’ansia di una sentenza. Non c’erano margini, non c’era spazio per l’imprevisto. In trattoria – quando ci si andava, ogni morte di papa – Torquato non sceglieva cosa mangiare: sceglieva quanto spendere.
Il menu era un pretesto; il vero protagonista era la colonna dei prezzi, che osservava con la stessa attenzione con cui altri leggono le lettere d’amore.
Socialmente, ha sempre guardato dal basso in alto.
Non con rabbia, né con invidia, ma con la compostezza fatalista di chi sa che certi privilegi si ereditano, e nemmeno si conquistano – casomai si subiscono. Gli altri erano “quelli che possono”, lui “uno che si arrangia”. E si è arrangiato anche con la democrazia: ha sempre ringraziato come un miracolato quel politichetto democristiano che gli fece ottenere, dopo decenni di lavoro sottopagato, una pensione sociale. Come se fosse un dono personale, una grazia ricevuta, e non – com’era in realtà – un diritto elementare di cittadino. Ma Torquato non ha mai davvero creduto di avere dei diritti. Solo dei favori da elemosinare.
Questa fragilità psicologica – tenera, quasi poetica nella sua costanza – si rifletteva in tutto, anche nel suo tifo.
La Lazio, per lui, era la versione sportiva della vita: mai una certezza, sempre una speranza che scricchiola. Torquato si commuoveva per un pareggio contro il Milan più di quanto altri si commuovano per una finale vinta. Perché per lui il traguardo non era vincere: era non sprofondare. E in questo, la Lazio lo ha sempre capito. È stata come una moglie che conosce i tuoi limiti, non ti giudica e non ti sprona, ma ti accompagna, silenziosa, nella mediocrità condivisa.
Torquato ama Lotito. Non in modo euforico, non con la cieca passione del tifoso moderno che si perde nei proclami da social network. No, Torquato lo ama con la deferenza antica con cui si guarda un padrone di campagna: duro, spigoloso, scorbutico, ma che – in fondo – non ti lascia morire di fame. In Lotito, Torquato rivede il classico proprietario terriero che si aggira tra i filari con le mani dietro la schiena, impartisce ordini secchi, non ascolta nessuno, ma a fine anno ti consegna una cesta di frutta – magari un po’ ammaccata – e ti dice pure: “Vedi? Ti penso”.
Come se fosse un favore personale, e non il minimo sindacale per anni di fatica sotto il sole.
Torquato questo lo capisce. E anzi, lo apprezza. Perché per lui la gratitudine è più importante della giustizia. E se Lotito promette un futuro – anche solo a parole – allora è già qualcosa. È una continuità, una sicurezza, una minestra calda servita con modi bruschi ma regolari.
Torquato non cerca stelle: cerca abitudini. E Lotito, con la sua dialettica brusca e ripetitiva, i suoi giacconi troppo pesanti per la stagione, e quel tono da preside di istituto tecnico del 1972, gliele garantisce.
Lo ama, soprattutto, perché entrambi – lui e Lotito – guardano prima il costo, e poi, semmai, il valore delle cose. Sono uomini che, davanti a una bottiglia di vino, prima leggono l’etichetta del prezzo e poi, casomai, annusano il bouquet. Che se vedono un giocatore in vetrina a 10 milioni di euro, storcono il naso come davanti a un prosciutto fuori stagione: “Troppo caro, non vale la pena”.
Entrambi, in fondo, diffidano del superfluo.
Perché nella loro testa il superfluo è un lusso che può sempre trasformarsi in debito, e il debito è il preludio alla rovina.
E poi, diciamolo: Torquato ha paura dei cambiamenti. Non li ha mai capiti, non li ha mai desiderati. Ogni volta che una novità è arrivata nel suo paese – che fosse un supermercato, un sindaco progressista, o l’asfalto al posto dello sterrato – lui si è sentito disorientato. Le novità, per Torquato, non sono opportunità: sono minacce all’ordine faticosamente conquistato.
E se Lotito rappresenta qualcosa, è proprio la resistenza.
La permanenza. L’immutabilità rassicurante del “si fa come dico io”, che Torquato riconosce come musica dolce in un mondo che cambia troppo in fretta.
In fondo, Lotito è l’unico che non promette miracoli.
Promette sopravvivenza, decenza, un epico e glorioso pareggio a Milano in pieno maggio.
E per uno come Torquato, che ha fatto della mediocrità una forma di equilibrio interiore, è più che abbastanza.
chi lo ha scritto?

descrive bene la natura orgogliosamente fantozziana, rassegnata e fatalista di tanti laziali
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09/09/2025, 11:17

mimmo ha scritto:
09/09/2025, 11:01
Blevins,
ma infatti non ho mai capito perché un unicum della nostra storia non siano calcolati gli anni '80 e i campionati da quasi retrocessione in C di quel decennio di merda.

no, l'unicum sono stati Lenzini e Cragnotti.

meglio vantarsi delle partite sui campi di pozzolana della serie B anziché la serata al Parco dei Principi
Ma poi dagli anni 90 in poi è cambiato tutto con i diritti TV, sono soldi che prima non esistevano e che oggi ti entrano senza fare nulla. Che per carità, non entrano solo a te, ma visto come sono ripartiti ti mettono automaticamente tra le prime 6-7-8 del campionato per introiti. Non è più come quarant' anni fa che i soldi li cacciava solo il presidente dalla saccoccia. E negli ultimi 20 anni è cambiato di nuovo tutto con internet, i social. Lotito non ha una lira, ma non è detto che per questo anche la Lazio debba stare alla canna del gas. Lotito non è la Lazio, per fortuna.
Anzi, se stiamo ancora seduti a certi tavoli dopo 30 anni, lo dobbiamo ancora a cragnotti, più che a lotito, secondo me.
È un progetto triennale.
Blevins
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09/09/2025, 11:30

mimmo ha scritto:
09/09/2025, 11:01
Blevins,
ma infatti non ho mai capito perché un unicum della nostra storia non siano calcolati gli anni '80 e i campionati da quasi retrocessione in C di quel decennio di merda.

no, l'unicum sono stati Lenzini e Cragnotti.

meglio vantarsi delle partite sui campi di pozzolana della serie B anziché la serata al Parco dei Principi

per me questa mentalità è tutto frutto di un fattore decisivo: la presenza della roma in città e della fortissima propaganda antilaziale che martella h24
alla fine è successo che tanti laziali si sono fatti convincere che DOBBIAMO ESSERE subalterni, in disparte, a non dare fastidio a nessuno, a lasciare loro sempre più terreno

andare oltre, meglio di no, non disturbiamo

Cragnotti è stato un fastidio quindi
"quella non è la Lazio" mi sentivo dire
Casaldepazzi
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09/09/2025, 11:38

Blevins ha scritto:
09/09/2025, 11:30
mimmo ha scritto:
09/09/2025, 11:01
Blevins,
ma infatti non ho mai capito perché un unicum della nostra storia non siano calcolati gli anni '80 e i campionati da quasi retrocessione in C di quel decennio di merda.

no, l'unicum sono stati Lenzini e Cragnotti.

meglio vantarsi delle partite sui campi di pozzolana della serie B anziché la serata al Parco dei Principi

per me questa mentalità è tutto frutto di un fattore decisivo: la presenza della roma in città e della fortissima propaganda antilaziale che martella h24
alla fine è successo che tanti laziali si sono fatti convincere che DOBBIAMO ESSERE subalterni, in disparte, a non dare fastidio a nessuno, a lasciare loro sempre più terreno

andare oltre, meglio di no, non disturbiamo

Cragnotti è stato un fastidio quindi
"quella non è la Lazio" mi sentivo dire
io tutti i Laziali che conosco pretendono una società seria e forte. L'unica volta che leggo che meritiamo il panzone de merda è quando il messaggio è di un romanista o quando leggo i soliti noti su sto forum. Qualche domanda me la farei
mi diverto solo se…
Domenico1900
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09/09/2025, 11:49

Blevins ha scritto:
09/09/2025, 11:05
Domenico1900 ha scritto:
08/09/2025, 23:10
DAL WEB...

TORQUATO: Ritratto minimo di un laziale nato sconfitto.
Torquato è nato negli anni 40, in un paesino sperso del basso Lazio, dove il tempo sembrava misurarsi in stagioni di fieno e sussidi agricoli. Una di quelle contrade dove la televisione arrivò tardi, i libri mai, e dove l’istruzione si fermava alla terza elementare, perché “poi tanto si va nei campi”. La sua vita è stata un lungo inverno di bollette pagate in ritardo, promesse statali non mantenute e sogni lasciati a seccare nei fienili. Ma Torquato, nonostante tutto, ha sempre avuto fede in una cosa: la Lazio.
Ma attenzione: non è uno di quei tifosi da curva Nord in delirio o da slogan muscolari!
No, Torquato è un tifoso rassegnato, flebile, quasi decorativo.
È l’immagine vivente della speranza rimandata all’infinito, di quel tifo che non pretende, non alza la voce, non sogna in grande.
Al massimo, si augura un pareggio dignitoso, un settimo posto senza troppi infortuni, un derby perso con onore.
In lui si specchia la sua squadra: mai veramente affamata, mai veramente disperata.
La Lazio, per Torquato, è la metafora esatta della sua esistenza: sopravvive.
Non eccelle, non precipita, non brilla.
Naviga in un eterno limbo, come lui ha navigato tra lavoretti saltuari, impieghi comunali e pensioni minime.
Ogni tentativo di riscatto – una campagna acquisti un po’ più ambiziosa, un’illusione di coppa – si è risolto in un acquisto sbagliato, una delusione annunciata, un “sarà per l’anno prossimo” che dura da vent'anni.
Torquato ha imparato presto a non aspettarsi troppo dalla vita.
E così anche dalla sua squadra.
È cresciuto in un’Italia che prometteva miracoli economici ma regalava solo lavoretti a cottimo.
Ha vissuto il boom economico come spettatore, senza mai salire sul treno.
Come la Lazio: sempre lì, a guardare le grandi passare, applaudire i successi altrui, coltivare l’orgoglio dell’outsider. Con una gestione societaria che pare uscita da una commedia all’italiana anni ’70, con un presidente folkloristico, progetti incompiuti e allenatori di passaggio.
Torquato sa che la Lazio non vincerà mai. Ma la ama proprio per questo.
Perché nella sua inettitudine c’è qualcosa di profondamente umano, quasi tenero.
È la squadra che non mette pressione, che non ti tradisce perché non ti ha mai promesso nulla.
È la Lazio di Torquato, quella del “meglio di così non si può”, che non è un motto, ma una resa.
Torquato, del resto, ha sempre avuto paura di sognare.
Non per mancanza d’immaginazione, ma per istinto di sopravvivenza. È cresciuto sapendo che ogni illusione ha un costo, e lui non poteva permettersi nemmeno quello. Anche nei rari momenti di gloria – quelli della Lazio cragnottiana, delle figurine Panini che finalmente mostravano volti fieri, delle coppe che brillavano – lui gioiva con il freno a mano tirato.
Sorrisi brevi, misurati, come chi riceve un regalo sapendo già che gli verrà tolto. "Non dura", diceva. E infatti non durò.
È sempre stato così, Torquato: un uomo che ha imparato a calibrarsi sulla precarietà.
Anche da padre, e poi da nonno, ha mantenuto una linea educativa asciutta, realista, quasi stoica. Nessuna favola della buonanotte, solo verità dette sottovoce: “La vita è dura”, “Non si vince sempre”, “Meglio accontentarsi”. Ai suoi nipoti non prometteva la luna, ma semmai insegnava a distinguere le ombre. E quando regalava loro dieci euro – che per lui sono ancora “ventimila lire” nel lessico del cuore – aggiungeva sempre un ammonimento: “Non li sprecate in sciocchezze”. Come se anche la leggerezza dovesse guadagnarsi col sudore.
La sua economia domestica è sempre stata una coreografia millimetrica. Le mille lire contate sul tavolo come carte da gioco, le bollette separate per scadenza e importanza, i saldi attesi con l’ansia di una sentenza. Non c’erano margini, non c’era spazio per l’imprevisto. In trattoria – quando ci si andava, ogni morte di papa – Torquato non sceglieva cosa mangiare: sceglieva quanto spendere.
Il menu era un pretesto; il vero protagonista era la colonna dei prezzi, che osservava con la stessa attenzione con cui altri leggono le lettere d’amore.
Socialmente, ha sempre guardato dal basso in alto.
Non con rabbia, né con invidia, ma con la compostezza fatalista di chi sa che certi privilegi si ereditano, e nemmeno si conquistano – casomai si subiscono. Gli altri erano “quelli che possono”, lui “uno che si arrangia”. E si è arrangiato anche con la democrazia: ha sempre ringraziato come un miracolato quel politichetto democristiano che gli fece ottenere, dopo decenni di lavoro sottopagato, una pensione sociale. Come se fosse un dono personale, una grazia ricevuta, e non – com’era in realtà – un diritto elementare di cittadino. Ma Torquato non ha mai davvero creduto di avere dei diritti. Solo dei favori da elemosinare.
Questa fragilità psicologica – tenera, quasi poetica nella sua costanza – si rifletteva in tutto, anche nel suo tifo.
La Lazio, per lui, era la versione sportiva della vita: mai una certezza, sempre una speranza che scricchiola. Torquato si commuoveva per un pareggio contro il Milan più di quanto altri si commuovano per una finale vinta. Perché per lui il traguardo non era vincere: era non sprofondare. E in questo, la Lazio lo ha sempre capito. È stata come una moglie che conosce i tuoi limiti, non ti giudica e non ti sprona, ma ti accompagna, silenziosa, nella mediocrità condivisa.
Torquato ama Lotito. Non in modo euforico, non con la cieca passione del tifoso moderno che si perde nei proclami da social network. No, Torquato lo ama con la deferenza antica con cui si guarda un padrone di campagna: duro, spigoloso, scorbutico, ma che – in fondo – non ti lascia morire di fame. In Lotito, Torquato rivede il classico proprietario terriero che si aggira tra i filari con le mani dietro la schiena, impartisce ordini secchi, non ascolta nessuno, ma a fine anno ti consegna una cesta di frutta – magari un po’ ammaccata – e ti dice pure: “Vedi? Ti penso”.
Come se fosse un favore personale, e non il minimo sindacale per anni di fatica sotto il sole.
Torquato questo lo capisce. E anzi, lo apprezza. Perché per lui la gratitudine è più importante della giustizia. E se Lotito promette un futuro – anche solo a parole – allora è già qualcosa. È una continuità, una sicurezza, una minestra calda servita con modi bruschi ma regolari.
Torquato non cerca stelle: cerca abitudini. E Lotito, con la sua dialettica brusca e ripetitiva, i suoi giacconi troppo pesanti per la stagione, e quel tono da preside di istituto tecnico del 1972, gliele garantisce.
Lo ama, soprattutto, perché entrambi – lui e Lotito – guardano prima il costo, e poi, semmai, il valore delle cose. Sono uomini che, davanti a una bottiglia di vino, prima leggono l’etichetta del prezzo e poi, casomai, annusano il bouquet. Che se vedono un giocatore in vetrina a 10 milioni di euro, storcono il naso come davanti a un prosciutto fuori stagione: “Troppo caro, non vale la pena”.
Entrambi, in fondo, diffidano del superfluo.
Perché nella loro testa il superfluo è un lusso che può sempre trasformarsi in debito, e il debito è il preludio alla rovina.
E poi, diciamolo: Torquato ha paura dei cambiamenti. Non li ha mai capiti, non li ha mai desiderati. Ogni volta che una novità è arrivata nel suo paese – che fosse un supermercato, un sindaco progressista, o l’asfalto al posto dello sterrato – lui si è sentito disorientato. Le novità, per Torquato, non sono opportunità: sono minacce all’ordine faticosamente conquistato.
E se Lotito rappresenta qualcosa, è proprio la resistenza.
La permanenza. L’immutabilità rassicurante del “si fa come dico io”, che Torquato riconosce come musica dolce in un mondo che cambia troppo in fretta.
In fondo, Lotito è l’unico che non promette miracoli.
Promette sopravvivenza, decenza, un epico e glorioso pareggio a Milano in pieno maggio.
E per uno come Torquato, che ha fatto della mediocrità una forma di equilibrio interiore, è più che abbastanza.
chi lo ha scritto?

descrive bene la natura orgogliosamente fantozziana, rassegnata e fatalista di tanti laziali
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Massy73
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09/09/2025, 12:18

Torquato è Guido De Angelis



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Domenico1900
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09/09/2025, 12:49

Massy73 ha scritto:
09/09/2025, 12:18
Torquato è Guido De Angelis



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è in buona compagnia Torquato :mrgreen: Pure quì dentro
matador0975
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09/09/2025, 13:24

Takkar ha scritto:Ma fatti il biglietto per Reggio prima che finiscono PIAGNONE!
Non dire cosi che questo prende il treno per Reggio calabaria

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21 anni che prendere 5 all'anno... da aereoitalia,CHE è la sottomarca di ITA ... che non spostano niente a livello sportivo,sono il nulla cosmico (cit.)
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09/09/2025, 13:43

stig ha scritto:
09/09/2025, 10:42
Takkar ha scritto:
09/09/2025, 10:11
Ma fatti il biglietto per Reggio prima che finiscono PIAGNONE!
datte na regolata .,te l'ho già scritto, ,ti prendi troppe confidenze...
non stai sul forum dei fedayn o su quello del lotito e family,o su quello di casa tua
porta rispetto,e stai al tuo posto
puoi argomentare ,e condividere, il tuo pensiero, senza insultare sempre tutto e tutti
Dire che sei un piagnone non è un’offesa ma la rappresentazione del tuo essere tifoso.

Tutti ci auguriamo che torni un Cragnotti ovviamente…ma fintanto che non ci sarà che dobbiamo fare? Piangere ogni giorno perché così non è (e forse non lo sarà mai)?

E semmai non tornerà lo capisci che vivrai la tua vita da tifoso lamentandoti fino alla fine dei tuoi giorni?

Contento tu…
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stig
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09/09/2025, 15:06

matador0975 ha scritto:
09/09/2025, 13:24
Takkar ha scritto:Ma fatti il biglietto per Reggio prima che finiscono PIAGNONE!
Non dire cosi che questo prende il treno per Reggio calabaria

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ce mancavi te, il "copia incolla" de takkar
quanto,meno takkar ha na sua personalità
comuanuq daje, torna a mette gli striscioni "lotito resisti"
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09/09/2025, 17:23

stig ha scritto:
09/09/2025, 15:06
matador0975 ha scritto:
09/09/2025, 13:24
Takkar ha scritto:Ma fatti il biglietto per Reggio prima che finiscono PIAGNONE!
Non dire cosi che questo prende il treno per Reggio calabaria

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ce mancavi te, il "copia incolla" de takkar
quanto,meno takkar ha na sua personalità
comuanuq daje, torna a mette gli striscioni "lotito resisti"
al contrario di quelli come te che campano contro lotito, e quando non ci sarà piu lotito ti dovrai trovare un altro nemico io tifo LAZIO.
Non ho bisogno di perculare la LAZIO per andare contro lotito.
per quanto mi riguarda lotito puo sparire anche domani. e se venisse uno piu ricco festeggerei per una settimana. Ma se cosi non fosse difenderò la LAZIO qualsiasi sia il prossimo proprietario.
che sia tulli o abramovic.
Io non ho bisogno di sognare la squadra forte. Se avessi avuto bisogno di sognare la squadra forte ne avrei tifate altre.
Sei giovane, sei ancora in tempo per cambiare squadra (ammesso che tu abbia mai tifato LAZIO)
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09/09/2025, 18:06

Oh rega' speriamo che il risultato sportivo finale dello scorso anno sia dovuto a Baroni.

Io quello oggi spero... domenica speriamo di battere il sassuolo e speriamo in altre cose meglio ancora la giornata dopo.

Incrociamo le dita.

Nel frattempo, in generale, speriamo che lotito senevadadrittoafanculo e venga uno meglio e su quello speriamo che siamo tutti d'accordo.

:-)
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aquila67
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09/09/2025, 21:27

Goosebump ha scritto:
09/09/2025, 18:06

siamo tutti d'accordo.

:-)
Dubbi.
Serio, Goose.
Avremo anche le vedove de Claudio.
In diretta dal Bar dello Sport, davanti al suo caffè con cornetto e corrieredellosporc, vi dice la sua il vostro fruttarolo Aquila67
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09/09/2025, 23:27

aquila67 ha scritto:
09/09/2025, 21:27
Goosebump ha scritto:
09/09/2025, 18:06

siamo tutti d'accordo.

:-)
Dubbi.
Serio, Goose.
Avremo anche le vedove de Claudio.
Ma certo che sì
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
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09/09/2025, 23:30

aquila67 ha scritto:
Goosebump ha scritto:
09/09/2025, 18:06

siamo tutti d'accordo.

:-)
Dubbi.
Serio, Goose.
Avremo anche le vedove de Claudio.
Se viene uno meglio perché ci dovrebbero essere le vedove di lotito?

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09/09/2025, 23:38

matador0975 ha scritto:
09/09/2025, 23:30
aquila67 ha scritto:
Goosebump ha scritto:
09/09/2025, 18:06

siamo tutti d'accordo.

:-)
Dubbi.
Serio, Goose.
Avremo anche le vedove de Claudio.
Se viene uno meglio perché ci dovrebbero essere le vedove di lotito?

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Niente. Sono i soliti ragionamenti contorti che si leggono. C’è sempre chi ci tiene a distinguersi!

Secondo te li incontreremo domenica?
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10/09/2025, 8:26


Takkar ha scritto:
matador0975 ha scritto:
09/09/2025, 23:30
aquila67 ha scritto:
Goosebump ha scritto:
09/09/2025, 18:06

siamo tutti d'accordo.

:-)
Dubbi.
Serio, Goose.
Avremo anche le vedove de Claudio.
Se viene uno meglio perché ci dovrebbero essere le vedove di lotito?

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Niente. Sono i soliti ragionamenti contorti che si leggono. C’è sempre chi ci tiene a distinguersi!

Secondo te li incontreremo domenica?
Boh .... vediamo se lo spiegano ...

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02/10/2025, 13:00

CEDUTO FARES NEGLI EMIRATI ARABI
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02/10/2025, 13:16

"La S.S. Lazio comunica di aver ceduto a titolo temporaneo con diritto di opzione i diritti alle prestazioni sportive del calciatore Mohamed Fares alla società Forte Virtus, club degli Emirati Arabi Uniti".
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
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02/10/2025, 14:01

Il Sigaro ha scritto:
02/10/2025, 13:16
"La S.S. Lazio comunica di aver ceduto a titolo temporaneo con diritto di opzione i diritti alle prestazioni sportive del calciatore Mohamed Fares alla società Forte Virtus, club degli Emirati Arabi Uniti".

Era la penultima possibilità, l'ultima sarebbe stata quella spedirlo in Asia a combattere con i galli.
Gato
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02/10/2025, 15:29

Ma fares non è roba di dieci anni fa? Ma sta ancora qui?

INTER MERDA
Arriverà quel giorno...

Il Sigaro
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02/10/2025, 15:44

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mimmo
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02/10/2025, 16:14

ricordiamo che è stato un giocatore fortissimamente voluto dal santo da piacenza.
così come il citofono spagnolo.
Domenico1900
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02/10/2025, 16:54

leggere i commenti grazie :mrgreen:
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Massy73
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02/10/2025, 17:20

Ha rinnovato o hanno cambiato la regola suo giocatori in scadenza?

Comunque Grazie Maurizio Setti se riuscivi pure a prendere Kamenovic saresti stato perfetto.

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Ultima modifica di Massy73 il 02/10/2025, 17:20, modificato 1 volta in totale.
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02/10/2025, 18:04

Domenico1900 ha scritto:
02/10/2025, 16:54
leggere i commenti grazie :mrgreen:
"Algerian Dani Alves" :mrgreen:
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03/10/2025, 11:16

Mohamed Fares è volato negli Emirati Arabi. A comunicarlo, nella giornata di ieri, è stata proprio la Lazio in una nota ufficiale: “La S.S. Lazio comunica di aver ceduto a titolo temporaneo con diritto di opzione i diritti alle prestazioni sportive del calciatore Mohamed Fares alla società Forte Virtus, club degli Emirati Arabi Uniti".
Come riporta l’edizione odierna de Il Messaggero la Lazio ha deciso di risparmiare su una parte dello stipendio del calciatore a bilancio. Il patron Lotito ha sfruttato gli ottimi rapporti con l’ex presidente del Verona Setti, che detiene le quote del club emiro.
Un’operazione che ha “costretto” la Lazio a prolungare il contratto di Fares per un altro anno, 2027, così che la Forte Virtus possa acquistarlo e rivenderlo in altri mercati all’estero. La stessa operazione era stata avanzata anche per Kamenovic che invece è rimasto a Formello.
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03/10/2025, 13:50

Era il minimo che potesse fare il buon Setti

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19/10/2025, 16:13

Avrei pagato oro per vedere Simeone con la maglia della Lazio sono anni che spero che dico che è un giocatore che con noi diventerebbe un idolo vero e indiscusso
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19/10/2025, 16:45

Che poi sarebbe stata pure una mossa paracula per il dopo immobile .


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20/10/2025, 20:59

E niente stavo vedendo la classifica con como e bologna che, come altre, come prevedibile, ci stanno sopra e ripensansavo alla svista di quei due stronzi che ci ha bloccato il mercato. È già difficile per noi stare al passo di nuove realtà della serie A molto agguerrite in condizioni normali o addirittura eccezionali, figuriamoci senza fare nemmeno un'operazione di miglioramento.

Che superficialita', che pochezza....
Che incazzatura!
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brifazio
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20/10/2025, 23:18

Ancora va avanti sto topic? AAAAHAHAHAHAH!!!
Il mercato di gennaio della Lazio? AAAHAHAHAHAH!!!
Incredibile, chi l'avrebbe mai detto, migliori innesti/ritorni/reintegri Cataldi e Basic. Non so di chi è il merito, sicuramente parecchio degli stessi giocatori (seri) ma poco importa e contentamose così.
Forza Lazio e in 50000 allo stadio, voglio una Tevere come è più è stata con il torino.
sferequadrate
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20/10/2025, 23:33

brifazio ha scritto:
20/10/2025, 23:18
Ancora va avanti sto topic? AAAAHAHAHAHAH!!!
Il mercato di gennaio della Lazio? AAAHAHAHAHAH!!!
Incredibile, chi l'avrebbe mai detto, migliori innesti/ritorni/reintegri Cataldi e Basic. Non so di chi è il merito, sicuramente parecchio degli stessi giocatori (seri) ma poco importa e contentamose così.
Forza Lazio e in 50000 allo stadio, voglio una Tevere come è più è stata con il torino.
Questo topic ci DEVE essere. A simbolo dell'incapacità di chi gestisce la Lazio e della inutilità biologica di chi ancora lo difende.
Lotito facce Tarzan

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