E adesso che farà Lotito? (News dal mondo Lazio)
- Nicomcm
- Località: Roma
Messaggio
Re: E adesso che farà Lotito? (News dal mondo Lazio)
Io già sto Vivaticket per rinnovare.
I COLORI DEI NOSTRI PADRI, I COLORI DEI NOSTRI FIGLI
Lo sai dicono che l'amor per te mi fa teppista, farò in modo che la faccia mia non sia più vista, andrò dove il mio cuor mi porterà senza paura, farò quel che potrò per la mia Lazio!
Lo sai dicono che l'amor per te mi fa teppista, farò in modo che la faccia mia non sia più vista, andrò dove il mio cuor mi porterà senza paura, farò quel che potrò per la mia Lazio!
- stig
- Località: italia
Copertina campagna abbonamenti 2026/27...
Un genio incompreso.
Che teste di cazzo che non capiamo.
Ahooooo stamo annà ar nazdak!!!
Cialtroni che cazzo ne sapete !!
In pratica il suocero di Aldo Giovanni e Giacomo in 3 uomini e una gamba !
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Che teste di cazzo che non capiamo.
Ahooooo stamo annà ar nazdak!!!
Cialtroni che cazzo ne sapete !!
In pratica il suocero di Aldo Giovanni e Giacomo in 3 uomini e una gamba !
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Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur
- Blevins
- Località: Roma
“Forse a Roma i tifosi non ci stanno, ma in tutto il mondo ce ne sono tantissimi, anche in Cina”
"Io faccio pure l'ammortizzatore sociale, 'sti stronzi sennò con chi si sfogano?"
"anche con i tifosi non è cambiato nulla: con l'Inter abbiamo perso 2 a 0"
musica per le protesi peniene del presidente
bene ha fatto il popolo a dire semplicemente basta
"Io faccio pure l'ammortizzatore sociale, 'sti stronzi sennò con chi si sfogano?"
"anche con i tifosi non è cambiato nulla: con l'Inter abbiamo perso 2 a 0"
musica per le protesi peniene del presidente
bene ha fatto il popolo a dire semplicemente basta
uno pensa sempre al bene della lazio.
pero poi ascolti questo che non se rende conto
allora guerra si .
CHE rimanga lui e la squadra in un olimpico deserto
che muoia con la sua lazio
ma senza di noi .
la trascinasse dove vuole.
pero poi ascolti questo che non se rende conto
allora guerra si .
CHE rimanga lui e la squadra in un olimpico deserto
che muoia con la sua lazio
ma senza di noi .
la trascinasse dove vuole.
- flamna
- Località: Porto sant' elpidio
- simoferr83
- Località: Roma
Certo è cojone forte
- Casaldepazzi
- Località: Roma
ormai non ci sta capendo più nulla, la contestazione gli sta mangiando il fegato alla faccia di chi qui scrive il contrario...
Sta sparando le ultime cartucce da romanista qual'è.
Sa benissimo che senza il bancomat tifosi non può tenere la baracca in piedi e caduta quella cade tutto il castello del potere che si è creato.
Siamo compatti come non mai e ogni volta che qualcuno prova a dire il contrario arriva lui che compatta ancora di più il popolo Laziale.
il giocattolo si sta rompendo senato e tu lo sai
Sta sparando le ultime cartucce da romanista qual'è.
Sa benissimo che senza il bancomat tifosi non può tenere la baracca in piedi e caduta quella cade tutto il castello del potere che si è creato.
Siamo compatti come non mai e ogni volta che qualcuno prova a dire il contrario arriva lui che compatta ancora di più il popolo Laziale.
il giocattolo si sta rompendo senato e tu lo sai
mi diverto solo se…
- Goosebump
- Località: xxx
A me non pare diverso dal 2004, non è folle per niente.
Atteggiamento da gangster, cosa che ha sempre avuto.
Atteggiamento da gangster, cosa che ha sempre avuto.
La Lazio la tiene in vita perché è la vacca da mungere per tutte le altre sue aziende, e deve mantenerla pure ad un certo livello minimo perché i soldi da distribuire sono tanti. Quindi non penso che la presenza o meno dei gruppi organizzati incida direttamente sul futuro della Lazio. Capace che invece che per l'ottavo - decimo posto lotteremo per il decimo - dodicesimo... Cosa che probabilmente succederà comunque visto l'andazzo preso.
Ciò non vuol dire che che non abbonarsi sia una strategia vincente eh. Secondo me una strategia vincente non esiste proprio.
Ciò non vuol dire che che non abbonarsi sia una strategia vincente eh. Secondo me una strategia vincente non esiste proprio.
È un progetto triennale.
- Blevins
- Località: Roma
42/45k laziali, tra abbonati e chi fa il biglietto (media spettatori)Stock ha scritto: ↑21/05/2026, 9:18La Lazio la tiene in vita perché è la vacca da mungere per tutte le altre sue aziende, e deve mantenerla pure ad un certo livello minimo perché i soldi da distribuire sono tanti. Quindi non penso che la presenza o meno dei gruppi organizzati incida direttamente sul futuro della Lazio. Capace che invece che per l'ottavo - decimo posto lotteremo per il decimo - dodicesimo... Cosa che probabilmente succederà comunque visto l'andazzo preso.
Ciò non vuol dire che che non abbonarsi sia una strategia vincente eh. Secondo me una strategia vincente non esiste proprio.
no "i gruppi organizzati"
Non ci credo nemmeno se lo vedo che l'anno prossimo ci sarà lo stadio vuoto come ora. Basteranno un paio di cazzate di calciomercato, magari qualche sviolinata del nuovo allenatore, e 10k abbonamenti li fa senza sforzo. E se poco poco nelle prime due di campionato fa almeno 4 punti fa pure i biglietti.Blevins ha scritto: ↑21/05/2026, 9:2242/45k laziali, tra abbonati e chi fa il biglietto (media spettatori)Stock ha scritto: ↑21/05/2026, 9:18La Lazio la tiene in vita perché è la vacca da mungere per tutte le altre sue aziende, e deve mantenerla pure ad un certo livello minimo perché i soldi da distribuire sono tanti. Quindi non penso che la presenza o meno dei gruppi organizzati incida direttamente sul futuro della Lazio. Capace che invece che per l'ottavo - decimo posto lotteremo per il decimo - dodicesimo... Cosa che probabilmente succederà comunque visto l'andazzo preso.
Ciò non vuol dire che che non abbonarsi sia una strategia vincente eh. Secondo me una strategia vincente non esiste proprio.
no "i gruppi organizzati"
Tre mesi senza calcio sono tanti, la gente resetta.
È un progetto triennale.
- stig
- Località: italia
il punto più basso,di una già mediocrissima gestione,nei fatti e nelle parole ...
ma se potra di "sti stronzi"... ai tifosi,giovani,anziani,donne,bambini ...
oltre tutti il resto
insultato pure tra le virgolette sarri,e palesemente i giocatori"SI CACANO SOTTO", ma chi ci vuole restare alla LAZIO,chi ce vo veni!?
voi immaginate i responsabili marketing,commerciale... che devono buttare giù la bozza della campagna abbonamenti, "io con te cte conme,volesmose bene,uniti si vince..."
quando il proprietario da il buon esempio insultando i tifosi, ma cosa vuoi aprire
che schifo
ma se potra di "sti stronzi"... ai tifosi,giovani,anziani,donne,bambini ...
oltre tutti il resto
insultato pure tra le virgolette sarri,e palesemente i giocatori"SI CACANO SOTTO", ma chi ci vuole restare alla LAZIO,chi ce vo veni!?
voi immaginate i responsabili marketing,commerciale... che devono buttare giù la bozza della campagna abbonamenti, "io con te cte conme,volesmose bene,uniti si vince..."
quando il proprietario da il buon esempio insultando i tifosi, ma cosa vuoi aprire
che schifo
- scommodo
- Località: Roma
Stiamo alla follia più totale.
Questo è un malato di mente, senza decenza, senza fondo.
Ancora insulta i Laziali sto schifoso!
Continuo a ripetere che la Lazio è una cosa troppo grande per un piccolo uomo come lui, i suoi deliri di onnipotenza sono la prova provata.
Crepa maledetto
Questo è un malato di mente, senza decenza, senza fondo.
Ancora insulta i Laziali sto schifoso!
Continuo a ripetere che la Lazio è una cosa troppo grande per un piccolo uomo come lui, i suoi deliri di onnipotenza sono la prova provata.
Crepa maledetto
- Takkar
- Località: Roma
Se so svejati adesso...
Quando la Lazio vince mi si rompe il modem (
)
Lotrippo o Loporco?
Lotrippo o Loporco?
- Il Sigaro
- Località: Roma
Ha problemi seri
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
- stig
- Località: italia
si, perchè una cosa è fare i coatto indisponente, una cosa insultare pesantemente tifosi, squadra e allenatore, a questi livelli mai arrivato
ieri non avevo letto la prima parte dell'intervista, poi in serata è uscita sta roba, ripresa da tutti...è ovunque
ha sbroccato,sta sbroccando...
Ultima modifica di stig il 21/05/2026, 10:23, modificato 1 volta in totale.
- Daje aquilotti
- Località: Roma
- sferequadrate
- Località: Roma
Un personaggio che trovo triste e squallido.
Lotito facce Tarzan
UN PICCOLO pagliaccio che si fa forte
grazie al lavoro di suo papa
ma finira' anche per lui
quando è il momento.
grazie al lavoro di suo papa
ma finira' anche per lui
quando è il momento.
- Waldganger
- Località: Roma
i giocatori ci continueranno a venire perché volente o nolente la Lazio è un trampolino di lancio per pochi e una meta d’arrivo per i più. Più che altro se ne andranno appena possono. Zaccagni per dire, oltre alla Lazio a cosa può ambire? E così gli altri. Sono pochi i giocatori dell’era Lotito la cui carriera è salita oltre la Lazio.stig ha scritto: ↑21/05/2026, 9:33il punto più basso,di una già mediocrissima gestione,nei fatti e nelle parole ...
ma se potra di "sti stronzi"... ai tifosi,giovani,anziani,donne,bambini ...
oltre tutti il resto
insultato pure tra le virgolette sarri,e palesemente i giocatori"SI CACANO SOTTO", ma chi ci vuole restare alla LAZIO,chi ce vo veni!?
voi immaginate i responsabili marketing,commerciale... che devono buttare giù la bozza della campagna abbonamenti, "io con te cte conme,volesmose bene,uniti si vince..."
quando il proprietario da il buon esempio insultando i tifosi, ma cosa vuoi aprire
che schifo
Son finiti i giorni lieti, degli studi e degli amori, o compagni in alto i cuori e il passato salutiam.
- flamna
- Località: Porto sant' elpidio
ma infatti il livello della lazio è tra il decimo e nono postoWaldganger ha scritto: ↑21/05/2026, 12:18i giocatori ci continueranno a venire perché volente o nolente la Lazio è un trampolino di lancio per pochi e una meta d’arrivo per i più. Più che altro se ne andranno appena possono. Zaccagni per dire, oltre alla Lazio a cosa può ambire? E così gli altri. Sono pochi i giocatori dell’era Lotito la cui carriera è salita oltre la Lazio.stig ha scritto: ↑21/05/2026, 9:33il punto più basso,di una già mediocrissima gestione,nei fatti e nelle parole ...
ma se potra di "sti stronzi"... ai tifosi,giovani,anziani,donne,bambini ...
oltre tutti il resto
insultato pure tra le virgolette sarri,e palesemente i giocatori"SI CACANO SOTTO", ma chi ci vuole restare alla LAZIO,chi ce vo veni!?
voi immaginate i responsabili marketing,commerciale... che devono buttare giù la bozza della campagna abbonamenti, "io con te cte conme,volesmose bene,uniti si vince..."
quando il proprietario da il buon esempio insultando i tifosi, ma cosa vuoi aprire
che schifo
se vedi la classifica .
- Takkar
- Località: Roma
Buongiorno!
Quando la Lazio vince mi si rompe il modem (
)
Lotrippo o Loporco?
Lotrippo o Loporco?
Comunque la situazione debitoria della Lazio, al 30/06/2004, ovvero quando la prese Lotito, era di 350 mln di cui circa 109 di Irpef (quella rateizzata che stiamo ancora pagando).
Mancano 200 mln all'appello.
Mancano 200 mln all'appello.
- Casaldepazzi
- Località: Roma
non lo sveglia se no te da dello stronzo!
mi diverto solo se…
La prossima campagna abbonamenti :
Stronzi Puttane Spacciatori:
ABBONATOVI
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Stronzi Puttane Spacciatori:
ABBONATOVI
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Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur
- mimmo
- Località: Roma
abbonatovi è una gran chiccaMassy73 ha scritto:La prossima campagna abbonamenti :
Stronzi Puttane Spacciatori:
ABBONATOVI
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- Il Sigaro
- Località: Roma
Comportamenti che hanno assunto ormai i tratti del disturbo psicotico
Non mollerà mai, anzi più gli si fa osservare che sta sbagliando qualcosa più lui rilancia con toni aggressivi e sfidando il paradosso
Ci sono pochi soldi? Non è vero, abbiamo trecento mil.... no seicento mil .... no anzi tre miliardi
I giocatori non sono di alto livello? Non è vero, è che non hanno le palle come me che qualsiasi cosa faccio ho sempre ragione
La gente non viene più allo stadio? E' perché sono tutti stronzi e disadattati
Prima o poi un'intervista esordirà con "Ta-tà ta-tà ... chi sei caro?"
Non mollerà mai, anzi più gli si fa osservare che sta sbagliando qualcosa più lui rilancia con toni aggressivi e sfidando il paradosso
Ci sono pochi soldi? Non è vero, abbiamo trecento mil.... no seicento mil .... no anzi tre miliardi
I giocatori non sono di alto livello? Non è vero, è che non hanno le palle come me che qualsiasi cosa faccio ho sempre ragione
La gente non viene più allo stadio? E' perché sono tutti stronzi e disadattati
Prima o poi un'intervista esordirà con "Ta-tà ta-tà ... chi sei caro?"
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
- mimmo
- Località: Roma
ma infatti dovremmo provare a fare il contrario, cioè elogiarlo e incensarlo.
magari funziona e vende la Lazio.
magari funziona e vende la Lazio.
- Takkar
- Località: Roma
Covid 2020-2021
Quando la Lazio vince mi si rompe il modem (
)
Lotrippo o Loporco?
Lotrippo o Loporco?
No, lui si è evoluto, come più volte ha affermato.
- Takkar
- Località: Roma
Meno male che c’è uno che legge e memorizza le cose!
Bravo Daniè
Quando la Lazio vince mi si rompe il modem (
)
Lotrippo o Loporco?
Lotrippo o Loporco?
- suggs1966
- Località: Roma
Ma Matador l'hanno bloccato?
Veramente, non lo vedo più che scrive...
Veramente, non lo vedo più che scrive...
- Cri72
- Località: Manziana
Top Sigaro....citazione altissima...Il Sigaro ha scritto:Comportamenti che hanno assunto ormai i tratti del disturbo psicotico
Non mollerà mai, anzi più gli si fa osservare che sta sbagliando qualcosa più lui rilancia con toni aggressivi e sfidando il paradosso
Ci sono pochi soldi? Non è vero, abbiamo trecento mil.... no seicento mil .... no anzi tre miliardi
I giocatori non sono di alto livello? Non è vero, è che non hanno le palle come me che qualsiasi cosa faccio ho sempre ragione
La gente non viene più allo stadio? E' perché sono tutti stronzi e disadattati
Prima o poi un'intervista esordirà con "Ta-tà ta-tà ... chi sei caro?"
Ce lo vedo che dice "mamma zia eureka"
In cima ar monno c'è
la Lazio mia
la Lazio mia
- brifazio
- Località: Periferia Nord di Garbatella
Sono anni che lo penso, ignorarlo quasi sempre e una volta ogni due/tre mesi elogiarlo, con complimenti e attestazioni di affetto, ma così, un po' a cazzo, quando meno se lo aspetta.
E poi di nuovo ignorarlo.
Magari gli si ammoscerebbe un po' l'ego e noi tifosi potremmo prendere con più leggerezza questa insostenibile (e per ora insanabile) situazione.
Tornando allo stadio a sostenere i nostri colori, ovviamente, è il nostro primo dovere.
Ma quelli sono arrivati dopo. Lui dice che nel 2004 la Lazio aveva 550 mln di debiti (che dai bilanci non risultano).
Mi fa pensare alla famosa frase di Churchill riguardo gli italiani: "Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti…"
Ma poi oltretutto pare che ce li ha messi lui i soldi per ripianare i debiti.. lui non ha messo una lira se non quelli per prendere le azioni, per il resto i debiti li ha ripianati la Lazio, coi soldi della Lazio... Cioè in buona sostanza gli incassi dai botteghini e i diritti tv, visto che di sponsor se ne sono visti pochi.
Praticamente i debiti li abbiamo pagati più noi di lui.
Praticamente i debiti li abbiamo pagati più noi di lui.
È un progetto triennale.
- Il Sigaro
- Località: Roma
Ma infatti Lotito è uno che amministra, non investe.
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
- Blevins
- Località: Roma
quando ho letto l'ennesimo delirio di questo malato di mente ho pensato a quanto "torquato" si sarà sentito prima confuso (torquato è convinto che le parole di lotito vengano modificate con l'ai) e poi infine rassicurato da quelle parole
perchè in fondo pensa di meritarsele
TORQUATO: Ritratto minimo di un laziale nato sconfitto.
Torquato è nato negli anni 40, in un paesino sperso del basso Lazio, dove il tempo sembrava misurarsi in stagioni di fieno e sussidi agricoli. Una di quelle contrade dove la televisione arrivò tardi, i libri mai, e dove l’istruzione si fermava alla terza elementare, perché “poi tanto si va nei campi”. La sua vita è stata un lungo inverno di bollette pagate in ritardo, promesse statali non mantenute e sogni lasciati a seccare nei fienili. Ma Torquato, nonostante tutto, ha sempre avuto fede in una cosa: la Lazio.
Ma attenzione: non è uno di quei tifosi da curva Nord in delirio o da slogan muscolari!
No, Torquato è un tifoso rassegnato, flebile, quasi decorativo.
È l’immagine vivente della speranza rimandata all’infinito, di quel tifo che non pretende, non alza la voce, non sogna in grande.
Al massimo, si augura un pareggio dignitoso, un settimo posto senza troppi infortuni, un derby perso con onore.
In lui si specchia la sua squadra: mai veramente affamata, mai veramente disperata.
La Lazio, per Torquato, è la metafora esatta della sua esistenza: sopravvive.
Non eccelle, non precipita, non brilla.
Naviga in un eterno limbo, come lui ha navigato tra lavoretti saltuari, impieghi comunali e pensioni minime.
Ogni tentativo di riscatto – una campagna acquisti un po’ più ambiziosa, un’illusione di coppa – si è risolto in un acquisto sbagliato, una delusione annunciata, un “sarà per l’anno prossimo” che dura da vent'anni.
Torquato ha imparato presto a non aspettarsi troppo dalla vita.
E così anche dalla sua squadra.
È cresciuto in un’Italia che prometteva miracoli economici ma regalava solo lavoretti a cottimo.
Ha vissuto il boom economico come spettatore, senza mai salire sul treno.
Come la Lazio: sempre lì, a guardare le grandi passare, applaudire i successi altrui, coltivare l’orgoglio dell’outsider. Con una gestione societaria che pare uscita da una commedia all’italiana anni ’70, con un presidente folkloristico, progetti incompiuti e allenatori di passaggio.
Torquato sa che la Lazio non vincerà mai. Ma la ama proprio per questo.
Perché nella sua inettitudine c’è qualcosa di profondamente umano, quasi tenero.
È la squadra che non mette pressione, che non ti tradisce perché non ti ha mai promesso nulla.
È la Lazio di Torquato, quella del “meglio di così non si può”, che non è un motto, ma una resa.
Torquato, del resto, ha sempre avuto paura di sognare.
Non per mancanza d’immaginazione, ma per istinto di sopravvivenza. È cresciuto sapendo che ogni illusione ha un costo, e lui non poteva permettersi nemmeno quello. Anche nei rari momenti di gloria – quelli della Lazio cragnottiana, delle figurine Panini che finalmente mostravano volti fieri, delle coppe che brillavano – lui gioiva con il freno a mano tirato.
Sorrisi brevi, misurati, come chi riceve un regalo sapendo già che gli verrà tolto. "Non dura", diceva. E infatti non durò.
È sempre stato così, Torquato: un uomo che ha imparato a calibrarsi sulla precarietà.
Anche da padre, e poi da nonno, ha mantenuto una linea educativa asciutta, realista, quasi stoica. Nessuna favola della buonanotte, solo verità dette sottovoce: “La vita è dura”, “Non si vince sempre”, “Meglio accontentarsi”. Ai suoi nipoti non prometteva la luna, ma semmai insegnava a distinguere le ombre. E quando regalava loro dieci euro – che per lui sono ancora “ventimila lire” nel lessico del cuore – aggiungeva sempre un ammonimento: “Non li sprecate in sciocchezze”. Come se anche la leggerezza dovesse guadagnarsi col sudore.
La sua economia domestica è sempre stata una coreografia millimetrica. Le mille lire contate sul tavolo come carte da gioco, le bollette separate per scadenza e importanza, i saldi attesi con l’ansia di una sentenza. Non c’erano margini, non c’era spazio per l’imprevisto. In trattoria – quando ci si andava, ogni morte di papa – Torquato non sceglieva cosa mangiare: sceglieva quanto spendere.
Il menu era un pretesto; il vero protagonista era la colonna dei prezzi, che osservava con la stessa attenzione con cui altri leggono le lettere d’amore.
Socialmente, ha sempre guardato dal basso in alto.
Non con rabbia, né con invidia, ma con la compostezza fatalista di chi sa che certi privilegi si ereditano, e nemmeno si conquistano – casomai si subiscono. Gli altri erano “quelli che possono”, lui “uno che si arrangia”. E si è arrangiato anche con la democrazia: ha sempre ringraziato come un miracolato quel politichetto democristiano che gli fece ottenere, dopo decenni di lavoro sottopagato, una pensione sociale. Come se fosse un dono personale, una grazia ricevuta, e non – com’era in realtà – un diritto elementare di cittadino. Ma Torquato non ha mai davvero creduto di avere dei diritti. Solo dei favori da elemosinare.
Questa fragilità psicologica – tenera, quasi poetica nella sua costanza – si rifletteva in tutto, anche nel suo tifo.
La Lazio, per lui, era la versione sportiva della vita: mai una certezza, sempre una speranza che scricchiola. Torquato si commuoveva per un pareggio contro il Milan più di quanto altri si commuovano per una finale vinta. Perché per lui il traguardo non era vincere: era non sprofondare. E in questo, la Lazio lo ha sempre capito. È stata come una moglie che conosce i tuoi limiti, non ti giudica e non ti sprona, ma ti accompagna, silenziosa, nella mediocrità condivisa.
Torquato ama Lotito. Non in modo euforico, non con la cieca passione del tifoso moderno che si perde nei proclami da social network. No, Torquato lo ama con la deferenza antica con cui si guarda un padrone di campagna: duro, spigoloso, scorbutico, ma che – in fondo – non ti lascia morire di fame. In Lotito, Torquato rivede il classico proprietario terriero che si aggira tra i filari con le mani dietro la schiena, impartisce ordini secchi, non ascolta nessuno, ma a fine anno ti consegna una cesta di frutta – magari un po’ ammaccata – e ti dice pure: “Vedi? Ti penso”.
Come se fosse un favore personale, e non il minimo sindacale per anni di fatica sotto il sole.
Torquato questo lo capisce. E anzi, lo apprezza. Perché per lui la gratitudine è più importante della giustizia. E se Lotito promette un futuro – anche solo a parole – allora è già qualcosa. È una continuità, una sicurezza, una minestra calda servita con modi bruschi ma regolari.
Torquato non cerca stelle: cerca abitudini. E Lotito, con la sua dialettica brusca e ripetitiva, i suoi giacconi troppo pesanti per la stagione, e quel tono da preside di istituto tecnico del 1972, gliele garantisce.
Lo ama, soprattutto, perché entrambi – lui e Lotito – guardano prima il costo, e poi, semmai, il valore delle cose. Sono uomini che, davanti a una bottiglia di vino, prima leggono l’etichetta del prezzo e poi, casomai, annusano il bouquet. Che se vedono un giocatore in vetrina a 10 milioni di euro, storcono il naso come davanti a un prosciutto fuori stagione: “Troppo caro, non vale la pena”.
Entrambi, in fondo, diffidano del superfluo.
Perché nella loro testa il superfluo è un lusso che può sempre trasformarsi in debito, e il debito è il preludio alla rovina.
E poi, diciamolo: Torquato ha paura dei cambiamenti. Non li ha mai capiti, non li ha mai desiderati. Ogni volta che una novità è arrivata nel suo paese – che fosse un supermercato, un sindaco progressista, o l’asfalto al posto dello sterrato – lui si è sentito disorientato. Le novità, per Torquato, non sono opportunità: sono minacce all’ordine faticosamente conquistato.
E se Lotito rappresenta qualcosa, è proprio la resistenza.
La permanenza. L’immutabilità rassicurante del “si fa come dico io”, che Torquato riconosce come musica dolce in un mondo che cambia troppo in fretta.
In fondo, Lotito è l’unico che non promette miracoli.
Promette sopravvivenza, decenza, un epico e glorioso pareggio a Milano in pieno maggio.
E per uno come Torquato, che ha fatto della mediocrità una forma di equilibrio interiore, è più che abbastanza.
perchè in fondo pensa di meritarsele
TORQUATO: Ritratto minimo di un laziale nato sconfitto.
Torquato è nato negli anni 40, in un paesino sperso del basso Lazio, dove il tempo sembrava misurarsi in stagioni di fieno e sussidi agricoli. Una di quelle contrade dove la televisione arrivò tardi, i libri mai, e dove l’istruzione si fermava alla terza elementare, perché “poi tanto si va nei campi”. La sua vita è stata un lungo inverno di bollette pagate in ritardo, promesse statali non mantenute e sogni lasciati a seccare nei fienili. Ma Torquato, nonostante tutto, ha sempre avuto fede in una cosa: la Lazio.
Ma attenzione: non è uno di quei tifosi da curva Nord in delirio o da slogan muscolari!
No, Torquato è un tifoso rassegnato, flebile, quasi decorativo.
È l’immagine vivente della speranza rimandata all’infinito, di quel tifo che non pretende, non alza la voce, non sogna in grande.
Al massimo, si augura un pareggio dignitoso, un settimo posto senza troppi infortuni, un derby perso con onore.
In lui si specchia la sua squadra: mai veramente affamata, mai veramente disperata.
La Lazio, per Torquato, è la metafora esatta della sua esistenza: sopravvive.
Non eccelle, non precipita, non brilla.
Naviga in un eterno limbo, come lui ha navigato tra lavoretti saltuari, impieghi comunali e pensioni minime.
Ogni tentativo di riscatto – una campagna acquisti un po’ più ambiziosa, un’illusione di coppa – si è risolto in un acquisto sbagliato, una delusione annunciata, un “sarà per l’anno prossimo” che dura da vent'anni.
Torquato ha imparato presto a non aspettarsi troppo dalla vita.
E così anche dalla sua squadra.
È cresciuto in un’Italia che prometteva miracoli economici ma regalava solo lavoretti a cottimo.
Ha vissuto il boom economico come spettatore, senza mai salire sul treno.
Come la Lazio: sempre lì, a guardare le grandi passare, applaudire i successi altrui, coltivare l’orgoglio dell’outsider. Con una gestione societaria che pare uscita da una commedia all’italiana anni ’70, con un presidente folkloristico, progetti incompiuti e allenatori di passaggio.
Torquato sa che la Lazio non vincerà mai. Ma la ama proprio per questo.
Perché nella sua inettitudine c’è qualcosa di profondamente umano, quasi tenero.
È la squadra che non mette pressione, che non ti tradisce perché non ti ha mai promesso nulla.
È la Lazio di Torquato, quella del “meglio di così non si può”, che non è un motto, ma una resa.
Torquato, del resto, ha sempre avuto paura di sognare.
Non per mancanza d’immaginazione, ma per istinto di sopravvivenza. È cresciuto sapendo che ogni illusione ha un costo, e lui non poteva permettersi nemmeno quello. Anche nei rari momenti di gloria – quelli della Lazio cragnottiana, delle figurine Panini che finalmente mostravano volti fieri, delle coppe che brillavano – lui gioiva con il freno a mano tirato.
Sorrisi brevi, misurati, come chi riceve un regalo sapendo già che gli verrà tolto. "Non dura", diceva. E infatti non durò.
È sempre stato così, Torquato: un uomo che ha imparato a calibrarsi sulla precarietà.
Anche da padre, e poi da nonno, ha mantenuto una linea educativa asciutta, realista, quasi stoica. Nessuna favola della buonanotte, solo verità dette sottovoce: “La vita è dura”, “Non si vince sempre”, “Meglio accontentarsi”. Ai suoi nipoti non prometteva la luna, ma semmai insegnava a distinguere le ombre. E quando regalava loro dieci euro – che per lui sono ancora “ventimila lire” nel lessico del cuore – aggiungeva sempre un ammonimento: “Non li sprecate in sciocchezze”. Come se anche la leggerezza dovesse guadagnarsi col sudore.
La sua economia domestica è sempre stata una coreografia millimetrica. Le mille lire contate sul tavolo come carte da gioco, le bollette separate per scadenza e importanza, i saldi attesi con l’ansia di una sentenza. Non c’erano margini, non c’era spazio per l’imprevisto. In trattoria – quando ci si andava, ogni morte di papa – Torquato non sceglieva cosa mangiare: sceglieva quanto spendere.
Il menu era un pretesto; il vero protagonista era la colonna dei prezzi, che osservava con la stessa attenzione con cui altri leggono le lettere d’amore.
Socialmente, ha sempre guardato dal basso in alto.
Non con rabbia, né con invidia, ma con la compostezza fatalista di chi sa che certi privilegi si ereditano, e nemmeno si conquistano – casomai si subiscono. Gli altri erano “quelli che possono”, lui “uno che si arrangia”. E si è arrangiato anche con la democrazia: ha sempre ringraziato come un miracolato quel politichetto democristiano che gli fece ottenere, dopo decenni di lavoro sottopagato, una pensione sociale. Come se fosse un dono personale, una grazia ricevuta, e non – com’era in realtà – un diritto elementare di cittadino. Ma Torquato non ha mai davvero creduto di avere dei diritti. Solo dei favori da elemosinare.
Questa fragilità psicologica – tenera, quasi poetica nella sua costanza – si rifletteva in tutto, anche nel suo tifo.
La Lazio, per lui, era la versione sportiva della vita: mai una certezza, sempre una speranza che scricchiola. Torquato si commuoveva per un pareggio contro il Milan più di quanto altri si commuovano per una finale vinta. Perché per lui il traguardo non era vincere: era non sprofondare. E in questo, la Lazio lo ha sempre capito. È stata come una moglie che conosce i tuoi limiti, non ti giudica e non ti sprona, ma ti accompagna, silenziosa, nella mediocrità condivisa.
Torquato ama Lotito. Non in modo euforico, non con la cieca passione del tifoso moderno che si perde nei proclami da social network. No, Torquato lo ama con la deferenza antica con cui si guarda un padrone di campagna: duro, spigoloso, scorbutico, ma che – in fondo – non ti lascia morire di fame. In Lotito, Torquato rivede il classico proprietario terriero che si aggira tra i filari con le mani dietro la schiena, impartisce ordini secchi, non ascolta nessuno, ma a fine anno ti consegna una cesta di frutta – magari un po’ ammaccata – e ti dice pure: “Vedi? Ti penso”.
Come se fosse un favore personale, e non il minimo sindacale per anni di fatica sotto il sole.
Torquato questo lo capisce. E anzi, lo apprezza. Perché per lui la gratitudine è più importante della giustizia. E se Lotito promette un futuro – anche solo a parole – allora è già qualcosa. È una continuità, una sicurezza, una minestra calda servita con modi bruschi ma regolari.
Torquato non cerca stelle: cerca abitudini. E Lotito, con la sua dialettica brusca e ripetitiva, i suoi giacconi troppo pesanti per la stagione, e quel tono da preside di istituto tecnico del 1972, gliele garantisce.
Lo ama, soprattutto, perché entrambi – lui e Lotito – guardano prima il costo, e poi, semmai, il valore delle cose. Sono uomini che, davanti a una bottiglia di vino, prima leggono l’etichetta del prezzo e poi, casomai, annusano il bouquet. Che se vedono un giocatore in vetrina a 10 milioni di euro, storcono il naso come davanti a un prosciutto fuori stagione: “Troppo caro, non vale la pena”.
Entrambi, in fondo, diffidano del superfluo.
Perché nella loro testa il superfluo è un lusso che può sempre trasformarsi in debito, e il debito è il preludio alla rovina.
E poi, diciamolo: Torquato ha paura dei cambiamenti. Non li ha mai capiti, non li ha mai desiderati. Ogni volta che una novità è arrivata nel suo paese – che fosse un supermercato, un sindaco progressista, o l’asfalto al posto dello sterrato – lui si è sentito disorientato. Le novità, per Torquato, non sono opportunità: sono minacce all’ordine faticosamente conquistato.
E se Lotito rappresenta qualcosa, è proprio la resistenza.
La permanenza. L’immutabilità rassicurante del “si fa come dico io”, che Torquato riconosce come musica dolce in un mondo che cambia troppo in fretta.
In fondo, Lotito è l’unico che non promette miracoli.
Promette sopravvivenza, decenza, un epico e glorioso pareggio a Milano in pieno maggio.
E per uno come Torquato, che ha fatto della mediocrità una forma di equilibrio interiore, è più che abbastanza.
Devo andare da una parte entro in macchina, mentre cammino cambio stazione, becco Guidoguidone
“ mettiamo una canzone del 1978 Dei Pooh per ricordare i momenti duri che hanno passato i laziali”
Ma Po d !
Che amarezza
“ mettiamo una canzone del 1978 Dei Pooh per ricordare i momenti duri che hanno passato i laziali”
Ma Po d !
Che amarezza
- Il Sigaro
- Località: Roma
Mannaggia al padre curato
Tudor dalla Croazia incrocia le dita per la fumata bianca (cit.)
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
Siete diventati stupidi appresso a Lotito (cit.)
"Un motivo ci sarà"
Ahahahahahahahahah
Dio delle cittàààààà
Dio delle cittàààààà
È un progetto triennale.
- Casaldepazzi
- Località: Roma
buongiorno a stronziiiiiiiii
mi diverto solo se…
- mimmo
- Località: Roma
guidone ha tirato su una generazione di Laziali tremebondiJimmy ha scritto:Devo andare da una parte entro in macchina, mentre cammino cambio stazione, becco Guidoguidone
“ mettiamo una canzone del 1978 Dei Pooh per ricordare i momenti duri che hanno passato i laziali”
Ma Po d !
Che amarezza
- Daje aquilotti
- Località: Roma
- tribunateveretop
- Località: roma
quelle non sono dichiarazione da mafioso , quelle sono dichiarazioni da GUARDIA è molto diverso